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revival

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Lessico

s. inglese (propr., risveglio) usato in italiano come sm.

1) Denominazione comune a numerosi movimenti di rinnovamento religioso che scossero il mondo protestante nei sec. XVIII e XIX.

2) Il tornare di attualità di stili, gusti, tendenze di un passato recente. In particolare, in arte, termine usato dalla critica per indicare l'intenzionale recupero degli stili del passato. Adottato dapprima dalla cultura inglese che usò la locuzione classical revival per indicare il Rinascimento italiano, il termine ebbe fortuna anche riferito al neoclassicismo (classic revival), al neogotico (gothic revival) e ad altri movimenti artistici riproponenti, con metodi aggiornati, lo stile delle grandi correnti artistiche di altri tempi. Il revival si ricollega a una precisa posizione storica, nasce da una presa di coscienza culturale e “socio-politica” e, a differenza dell'eclettismo, che rielabora e fonde stili diversi, parte dall'assunto di continuare un discorso artistico non concluso o di approfondirlo alla luce delle intuizioni maturatesi e concretatesi nel tempo.

Religione

Sebbene diversi e sorti in momenti e luoghi differenti, i movimenti religiosi di revival ebbero in comune: la dottrina del peccato e della grazia quale si presenta nella Bibbia e viene interpretata dalla Riforma; il richiamo a incentrare la propria salvezza nel Cristo quale esempio di santificazione quotidiana; Cristo come centro della predicazione; accentuato soggettivismo nella ricerca dottrinaria; tendenza ecumenica; impulso alle attività missionarie; reazione al razionalismo e all'Illuminismo teologico. Primo grande revival fu il metodismo, che a sua volta offrì nuova sostanza di azione agli evangelicals (in genere calvinisti di rigida condotta morale). Negli Stati Uniti il predicatore Th. Chalmers (1780-1847) fece opera di evangelizzazione fra le grandi masse delle città, occupandosi anche dei loro problemi sociali; ancora più penetrante fu la predicazione di J. Edwards e G. Whitefield, che per dieci anni (1734-44) diedero vita a un grande revival, seguito in tono minore ma sempre efficace da altri (1800, 1857-58). In Olanda il revival della prima metà del sec. XIX portò alla fondazione di una Chiesa cristiana riformata animata dal pastore Enrico da Cock; in Danimarca il revival animò due movimenti: quello del pastore N. F. S. Grundtvig, che aspirava a fondere ideale cristiano e patriottismo antitedesco come forma di vita per il popolo danese, e quello di J. T. Beck di orientamento pietista; in Norvegia il revival venne da un umile contadino, H. N. Hange, e investì le classi meno abbienti, nonostante l'opposizione della Chiesa nazionale; nella Germania orientale il revival sorse nell'ambito della nobiltà come reazione all'Illuminismo; nella Germania meridionale e occidentale trovò invece terreno propizio fra i contadini, gli artigiani, i commercianti e gli industriali, alimentandosi di pietismo a tinte escatologiche (J. C. Blumhardt); in Svizzera l'intensità del revival si concretizzò con la fondazione della “Società di Missioni” di Basilea e con la creazione di Chiese autonome; in Francia il revival fu preparato da metodisti e fratelli moravi e presto guadagnò alla sua causa molti pastori che diedero vita a due centri importanti: l'Union des Églises évangéliques libres e il movimento nelle valli valdesi.