Questo sito contribuisce alla audience di

riafferènza

Guarda l'indice

Lessico

sf. [da ri-+afferente].

1) In neurofisiologia, impulso nervoso, detto anche “feed-back esterno”, diretto dalla periferia al cervelletto in concomitanza con attività motorie, sull'esecuzione delle quali fornisce informazioni; dal paragone tra queste e le informazioni provenienti dal cervello (scarica corollaria o feed-back interno) in concomitanza con gli impulsi motori, il cervelletto “valuta” la congruità del programma cerebrale di un determinato movimento con l'esecuzione di quel movimento da parte degli organi motori e produce a sua volta impulsi nervosi che correggono le eventuali deviazioni dell'esecuzione dal programma.

2) In etologia, informazione di ritorno associata al compimento di un atto consumatorio.

Fisiologia

La teoria della riafferenza fu elaborata nel 1951 dai neurofisiologi tedeschi E. von Holst e H. Mitteistaedt per spiegare la costanza delle coordinate spaziali in cui ci troviamo, malgrado il continuo variare, a ogni movimento del corpo e degli occhi, delle immagini visive che ci circondano. In altri termini, la teoria spiega perché, quando muoviamo gli occhi, interpretiamo lo spostamento dell'immagine retinica come movimento degli occhi e non del mondo esterno. Tale costanza non può essere dovuta alla consapevolezza del fatto che gli occhi sono in movimento; infatti, se spostiamo passivamente il bulbo oculare (per esempio, mediante una leggera pressione con un dito), pur essendo consapevoli che è l'occhio a spostarsi, percepiamo nettamente la realtà circostante in movimento, perdendo la costanza di cui sopra. Secondo von Holst e Mittelstaedt ciò sarebbe dovuto al fatto che, quando dai centri effettori oculomotori cerebrali inviamo ai muscoli oculari l'ordine di compiere un certo movimento (per esempio, spostare l'occhio verso destra), all'impulso nervoso verso il muscolo si accompagna una scarica corollaria (Efferenzkopie) diretta ai centri della percezione visiva, che li preparerebbe in anticipo a ricevere lo spostamento dell'immagine retinica, e a correggerlo ripristinando la costanza. Tale teoria è stata successivamente rielaborata nel 1961 dall'americano R. Held, che ne ha comunque mantenuto le caratteristiche sostanziali. A riprova della sua validità possiamo citare due dati: l'effetto già menzionato dello spostamento passivo del bulbo oculare; la perdita di costanza è qui spiegabile in base alla mancanza dell'impulso oculomotore, e quindi della scarica corollaria, con impossibilità di correzione dello spostamento dell'immagine retinica a livello centrale; e l'effetto opposto consistente nel fatto che un soggetto con muscoli oculari paralizzati se tenta di spostare l'occhio vede la realtà circostante muoversi. In questo caso manca lo spostamento dell'immagine retinica, ed è efficace solo la scarica corollaria. Su questa base sono spiegabili anche alcuni effetti non legati alla percezione visiva, ma ad altre modalità sensoriali (per esempio, la nota illusione di Aristotele).

Etologia

K. Lorenz ritiene che il meccanismo della riafferenza agisca anche in concomitanza con gli atti consumatori di svariati comportamenti appetitivi. Esempi particolarmente esplicativi vengono offerti dagli uccelli e da altri animali (per esempio, Roditori) che costruiscono nidi con materiali dei quali non hanno conoscenza innata. Un uccello di una specie il cui nido viene costruito con rametti intrecciati può inizialmente tentare di intrecciare, compiendo movimenti determinati geneticamente, una varietà di oggetti non tutti altrettanto adatti. L'uso dei soli rametti ed eventualmente di altri oggetti allungati, tuttavia, fa progredire la costruzione del nido, perché gli schemi motori di cui l'uccello dispone per la costruzione del nido sono esclusivamente adattati all'uso di quei materiali. In altre parole, ogni singola operazione di intreccio può giungere a compimento (e rappresentare in tal caso un atto consumatorio) solo se viene usato materiale adatto. Al compimento dell'atto consumatorio sarebbero associati impulsi afferenti (riafferenze) che informerebbero il sistema nervoso centrale del raggiungimento dell'obiettivo e agirebbero come rinforzo per l'uso successivo di quel materiale.