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rimanènza

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Lessico

sf. [sec. XIII; da rimanente].

1) Ciò che rimane, che avanza; in particolare, nell'uso commerciale, rimanenza di magazzino.

2) In fisica, sinonimo di magnetizzazione residua, o induzione magnetica residua (vedi isteresi), o della corrispondente intensità di magnetizzazione residua.

3) In telefonia, termine talora usato per indicare il magnetismo residuo che permane nel circuito magnetico dei relè quando viene a mancare la forza magnetomotrice di eccitazione.

Economia aziendale

Le rimanenze rappresentano una tipologia di valori economici la cui funzione è quella di rettificare quei componenti che, pur avendo avuto manifestazione finanziaria nell'esercizio in corso, sono di competenza di futuri periodi. In questo senso le rimanenze vengono rilevate contabilmente durante le scritture finali per la redazione del bilancio d'esercizio, e possono essere sia attive sia passive, sia iniziali sia finali. Quelle finali sono attive o passive a seconda che, rispettivamente, rinviino al futuro costi che non hanno ancora dato la loro utilità al processo produttivo, e ricavi che non sono stati ancora compiutamente conseguiti. Logica opposta hanno, invece, le rimanenze iniziali, che, se attive, rappresentano costi provenienti dal passato, se passive, ricavi della stessa specie. Ne consegue la regola contabile che le rimanenze finali di un periodo sono necessariamente uguali alle rimanenze iniziali del periodo successivo. A differenza dei risconti, le rimanenze non sono legate al decorso del tempo, ma la loro imputazione a un periodo amministrativo dipende dalla effettiva riferibilità al connesso ciclo produttivo. Aspetti peculiari assume la specifica categoria delle rimanenze di magazzino, componenti del capitale netto di funzionamento dell'azienda relativi alle giacenze di materie prime, semilavorati, prodotti in corso di lavorazione, prodotti finiti, tipicamente nell'impresa industriale, e di merci e materiali accessori, tipicamente nell'impresa mercantile. Fanno parte del capitale circolante in quanto sono destinati a essere impiegati, e quindi utilizzati o venduti, nell'attività gestionale entro il periodo amministrativo successivo. Corrispondentemente, dal punto di vista reddituale, essi rappresentano una delle possibili tipologie di rimanenze finali attive, cioè di costi da rinviare al futuro. La formazione delle giacenze è dovuta principalmente alla necessità di compensare gli sfasamenti temporali esistenti nel processo produttivo fra l'approvvigionamento e l'utilizzo nel ciclo di trasformazione, ovvero fra l'ottenimento del prodotto finito e la sua commercializzazione. È tuttavia frequente anche la costituzione di giacenze per ragioni puramente speculative. Nella gestione della movimentazione delle rimanenze possono essere adottati differenti metodi fra i quali il criterio del punto di riordino, che comporta l'approvvigionamento ogni qualvolta le giacenze scendono sotto il livello di sicurezza, e il criterio del periodo fisso di riordino, nel quale gli approvvigionamenti avvengono in scadenze prefissate e secondo i fabbisogni determinatisi. Nella prassi operativa, si va sempre più diffondendo la tecnica del just in time, rivolta alla totale eliminazione delle giacenze nelle imprese industriali, attraverso l'ottimizzazione dei flussi fisici nel processo produttivo. Dal punto di vista amministrativo, la tenuta di una contabilità obbligatoria di magazzino è fiscalmente richiesta solo per quelle aziende che superano determinate caratteristiche dimensionali; negli altri casi è richiesta semplicemente una corretta inventariazione. La valutazione del magazzino, ai fini della determinazione del reddito e del capitale di funzionamento, può essere effettuata adottando diversi criteri fra cui il FIFO, il LIFO e il NIFO. L'art. 2426 del Codice Civile (in vigore dal 1 gennaio 1993) impone che la valutazione delle rimanenze sia vincolata al minor valore fra il prezzo di mercato e il costo d'acquisto. La gestione del magazzino influisce sull'economicità anche in relazione alla velocità di circolazione che viene ricavata, il cui effetto viene determinato in sede di analisi di bilancio con il tasso di rotazione del magazzino.