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romàntico

agg. (pl. m. -ci) [sec. XIX; dall'inglese romantic, romanzesco, pittoresco].

1) Che è proprio dei romantici e del romanticismo: lo studio della storia è uno dei pilastri del pensiero romantico; la teoria romantica della natura.

2) Che segue il romanticismo, che si ispira ad esso, anche sm.: Berchet è un poeta romantico; Manzoni è un romantico.

3) Nel linguaggio comune, che è incline al sentimentalismo, alla malinconia; dotato di indole appassionata e sognante: ragazza ingenua e romantica; avere pensieri romantici.

4) Che suscita sentimenti tristi, patetici: viaggio, ricordo romantico.§ Il termine romantico si collega con romance, in origine equivalente a “francese”, da romanicus, “romanzo” (aggettivo), e poi a “francese antico” (cioè medievale); nato in Inghilterra alla fine del Seicento, romantic indicò “cosa da romance”, cioè adatta a poesia fantastica, lontana dalla realtà quotidiana, e quindi collegata con un mondo di fantasticherie sorto dalla poesia epica e cavalleresca che, con l'andare dei secoli, si era andata trasformando in una narrazione generica con persistenti motivi sentimentali e avventurosi (per esempio nel romanzo del Seicento francese con la Scudéry). Fin dai primi del Settecento la nuova sensibilità usa il termine (romantique in francese, sotto la penna di Rousseau) come equivalente di romanesque, cioè “romanzesco”, nel senso di incline a stati d'animo sentimentali e anche fantasiosi se non avventurosi. Esso si applica bene a paesaggi che fanno sognare l'anima e l'arricchiscono di nuove sensazioni, siano essi selvaggi nella libera natura, siano dotati di rovine ispiratrici di melanconia e di meditazione. L'Inghilterra sentì la suggestione dei suoi antichi castelli feudali e dei suoi paesaggi, dalla Cornovaglia alla Scozia, e amò il proprio Medioevo. Il termine gotico, che al pari di romantico fu usato in senso dispregiativo perché contraddistingueva un'evasione dalla realtà verso un mondo di immaginazione, fu presto considerato affine a quello di medievale. Si venne così contrapponendo all'antichità sintetizzata nella cultura greco-romana, l'età moderna sorta dal Medioevo con le affermazioni letterarie dei popoli nuovi: dalla Canzone dei Nibelunghi dei Tedeschi (oltre che dalle saghe nordiche) alle origini della tradizione inglese, dai bardi alla tavola rotonda di re Artù, da Ossian a Robin Hood. Al mondo antico (collegato con una mitologia estranea ai popoli del Nord e con una lingua, il latino, che riassumeva in sé le doti del greco, riservato, almeno dal Rinascimento, ai dotti e specialmente ai filologi classici) si oppone il Medioevo, l'età disprezzata già nel campo delle arti figurative col nome di gotica e anche di primitiva. Per gli Inglesi con esaltazione di una protostoria nazionale, romantic significò “medievale” nel valore positivo oltre che cronologico del termine: a tale fonte di ispirazione popolare fu fatto rinvio come a motivo che sosteneva l'unità nazionale, con una lingua di origine nordica ma di formazione latina almeno fino a un certo momento del suo sviluppo. Di tale contrapposizione di antichità classica e di Medioevo (polemicamente definito barbarico) tenne conto, in Germania, H. W. Gerstenberg nelle Lettere sulle caratteristiche della nuova letteratura (1766-70): il termine di Romantik (romanticismo) ebbe una nuova affermazione positiva, in un sostanziale apprezzamento della civiltà dei popoli nordici. Nella cultura tedesca della fine del Settecento si usarono i termini Romantiker (poeta romantico), romantisch (romantico, agg., ma anche nell'accezione di “romanzesco”) e si coniò romantisieren (dare carattere romantico). Nel confronto di Romantik, epoca del romanticismo, si usò più tardivamente Romantizismus (romanticismo d'imitazione). Da Gerstenberg presero l'avvio Wieland (che tenne conto della grande suggestione dell'età medievale come fonte di ispirazione letteraria e artistica) e Herder (che sentì la poesia e, in genere, la cultura del Medioevo come tipicamente autoctona per il popolo tedesco). In tal modo il valore del Medioevo nordico (tedesco o anglo-germanico) si affermò nella sua esigenza storica contro le astrattezze di una livellatrice teoria classicistica, connessa con la mitologia greco-romana e perfino coi paesaggi dell'Egeo, o al più, del Mediterraneo meridionale, in una visione erodotea o plutarchiana della storia. Con Novalis il termine di romanticismo (Romantik) alla fine del Settecento è inteso come espressione di una civiltà nuova, rappresentata da una scuola letteraria che accoglieva in sé le esigenze spirituali di popoli degni di essere contrapposti a quelli dell'antichità nella loro diversa tradizione nazionale e nelle loro lingue. Erano questi i prodromi del romanticismo.

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