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romanza

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Lessico

sf. [sec. XIX; dal francese romance, dallo spagnolo romance].

1) Componimento epico-lirico, di forma metrica irregolare, tipico del romanticismo. La romanza infatti è chiamata anche ballata romantica. Prototipi di questo genere di componimento sono le ballate Lenore (1774) e Der wilde Jäger (1778; Il feroce cacciatore) di G. A. Bürger note in Italia nella traduzione di Berchet. L'argomento della romanza è di solito leggendario, attinto a credenze medievali fantasiosamente interpretate per collocare il racconto in un'atmosfera irreale. In Italia composero romanze G. Prati, L. Carrer, F. Dall'Ongaro, G. Berchet.

2) Composizione per voce e pianoforte (eccezionalmente per voce e gruppo strumentale o per voce e orchestra) su un testo generalmente di carattere amoroso e sentimentale.

Musica

Sorta in Francia nella seconda metà del sec. XVIII, godette vasta fortuna nella stessa Francia e nei Paesi di cultura latina nell'Ottocento e nel primo Novecento. In Italia, in particolare, divenne un genere diffusissimo e si qualificò come una sorta di riduzione domestica e facilitata dell'aria melodrammatica. Parallelamente, nel melodramma presero il nome di romanze quelle arie caratterizzate da un patetico abbandono della melodia alla corriva vena sentimentale dei versi. Tra i più celebri autori di romanze si segnalarono nel nostro Paese Tosti, Denza, Costa, Leoncavallo, Tirindelli, De Leva, Rotoli, van Westerhout. Tutt'altro carattere della romanza francese e italiana ebbe la Romanze tedesca, caratterizzata da un lirismo intimo e appassionato. Nonostante non manchino esempi vocali (come le Romanzen aus Tiecks Magelone Op. 33 di J. Brahms), la maggioranza delle romanze dovute a musicisti operanti nell'area di cultura tedesca sono per strumenti solisti (come il pianoforte o il violino) o per strumenti solisti e orchestra o per orchestra: famose le romanze di Mozart, di Beethoven, di Schumann. Enorme diffusione ebbero in tutta Europa le Romanze senza parole per pianoforte di Mendelssohn; ma in questo caso si trattava della traduzione arbitraria, in quanto riportata a un ambito di consuetudini stilistico-formali tipicamente latine, del titolo originale Lieder ohne Worte (Lieder senza parole).

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