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romanzo (aggettivo)

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agg. [sec. XVIII; dall'ant. francese romanz, dalla loc. latina romaníce (loqui), parlare in una lingua romana]. Lingue romanze (o neolatine) sono il gruppo di lingue e di dialetti, geneticamente affini, che traggono la loro origine dal latino volgare di cui sono la continuazione diretta; filologia romanza , disciplina che studia tali lingue.

Linguistica: lingue romanze, classificazione

La stretta parentela tra alcune delle lingue romanze e la loro comune origine era già parsa evidente a Dante nel De vulgari eloquentia (1, 8), e in modo ancora più preciso a Poggio Bracciolini, e a tanti altri in seguito, ma solo nel sec. XIX F. Diez, riconosciuto fondatore della filologiaromanza , ne diede un'ampia e documentata dimostrazione scientifica scrivendo la prima grammatica comparata delle lingue romanze (1836-43); i successivi rapidi progressi in questo campo di studi furono codificati alla fine del secolo nell'ancor oggi fondamentale grammatica comparata (1890-1902) di W. Meyer-Lübke che si può a giusto titolo considerare il maggiore teorizzatore della linguistica romanza. Piuttosto complesso, e diversamente impostato e risolto, è il problema della classificazione delle lingue romanze: Diez, sulla base della “loro originalità grammaticale” e della “loro importanza letteraria”, isolò sei lingue romanze, e cioè due orientali (italiano e romeno), due sud-occidentali (spagnolo e portoghese), due nord-occidentali (provenzale e francese); Meyer-Lübke riconobbe nella famiglia linguistica romanza nove unità (elencate in ordine geografico da est a ovest), aggiungendo, rispetto a Diez, il dalmatico, il retoromanzo (o ladino) e il sardo; C. Tagliavini distingue, secondo il criterio della ripartizione geografica e dei relativi sostrati, quattro grandi gruppi, e cioè il balcano-romanzo (romeno), l'italo-romanzo (dalmatico, italiano, sardo, ladino), il gallo-romanzo (francese, franco-provenzale, provenzale, catalano), l'ibero-romanzo (spagnolo, portoghese) con il dalmatico considerato “lingua ponte” tra l'italo-romanzo e il balcano-romanzo, e il catalano “lingua ponte” tra il gallo-romanzo e l'ibero-romanzo. Simile a quella di Tagliavini è la classificazione di A. Monteverdi (che però distingue l'italiano settentrionale da quello centro-meridionale); Ž. Muljačić aggiunge a queste lingue il friulano; G. B. Pellegrini ha graduato, anche in base a criteri extralinguistici, le lingue romanze in sette categorie: lingue nazionali, unitarie con tradizione letteraria, fondate su una koinè (italiano, francese, spagnolo, portoghese, romeno); lingue letterarie, ma non statali o ufficiali (catalano, provenzale, friulano); lingue considerate “nazionali”, ma non “ufficiali” (il romancio del cantone dei Grigioni); lingue romanze estinte (dalmatico); gruppi dialettali con alcune caratteristiche comuni, ma assai spesso molto differenziati (franco-provenzale, ladino dolomitico, sardo); idiomi staccatisi dal tronco originario e che vivono una vita indipendente e stentata, privi di un'autentica produzione letteraria (linguaggi romeni subdanubiani, giudeo-spagnolo); alcuni studiosi attribuiscono il rango di “lingua romanza” indipendente anche al moldavo della Bessarabia (che è però sostanzialmente identico, tranne che nella scrittura, al moldavo della Romania) e ai dialetti istro-romanzi.

Linguistica: lingue romanze, caratteristiche strutturali

Le principali caratteristiche strutturali di tutte, o quasi, le lingue romanze hanno il loro punto di partenza in una serie di fenomeni tipici del latino volgare, tra i quali spiccano in particolare: la defonematizzazione delle antiche opposizioni vocaliche quantitative e la fonematizzazione di quelle qualitative che ha sostanzialmente ridotto, in sillaba tonica, il sistema decavocalico del latino classico nel sistema eptavocalico,

sono vocali aperte, ẹ, ọ sono chiuse) che troviamo alla base della maggior parte delle lingue romanze (a eccezione del sardo, dei dialetti corsi meridionali, di un'area dialettale arcaica tra la Lucania e la Calabria, del romeno); la scomparsa del genere neutro (conservato però in romeno); la progressiva semplificazione e sparizione della declinazione latina con conseguente sviluppo di costrutti preposizionali in sostituzione degli originari casi; il comparativo formato con gli avverbi plus o magis; il sorgere di un articolo determinativo e di uno indeterminativo; lo sviluppo di numerose forme perifrastiche nella flessione verbale (passivo, futuro, tempi composti del passato). È ancora oggetto di discussioni il problema delle cause delle differenziazioni locali supposte per spiegare la diversa evoluzione delle lingue romanze: sono stati evidenziati soprattutto fattori di ordine etnico (reazioni di sostrati, adstrati, superstrati), sociale (varietà dovute a diversi strati sociali) e cronologico (varietà dovute alle diverse epoche della romanizzazione). Elementi sensibilmente arcaici si trovano nell'area isolata del sardo (che ha conservato domo per casa, cras per domani, iskire per sapere) e nelle aree laterali dell'ibero-romanzo e del balcano-romanzo (così lo spagnolo, il portoghese e il romeno continuano le antiche forme caput, formosus, equa, mentre le aree centrali del gallo-romanzo e dell'italo-romanzo continuano le innovazioni testa, bellus, caballa). Tra le lingue romanze quella che appare più profondamente differenziata rispetto al latino è il francese. Gli studi scientifici sulle lingue romanze si sono inizialmente avvantaggiati delle nuove metodologie sperimentate nel campo della linguistica indeuropea da Fr. Bopp e nel campo della linguistica germanica da J. Grimm; successivamente hanno a loro volta recato notevoli contributi al progresso degli studi linguistici, sfruttando le particolari condizioni di privilegio dovute al fatto che si operava all'interno di un gruppo linguistico la cui origine era costituita da una lingua nota (sia pure piuttosto nella sua forma letteraria che in quella parlata d'uso comune) e non da una lingua più o meno approssimativamente ricostruita.

Bibliografia

A. Varvaro, Storia, problemi e metodi della linguistica romanza, Napoli, 1968; C. Tagliavini, Le origini delle lingue neolatine, Bologna, 1969; I. Iordan, J. Orr, Introduzione alla linguistica romanza, Torino, 1973; W. D. Elcok, Le lingue romanze, L'Aquila, 1975; C. Camproux, Le lingue romanze, Milano, 1979; F. Foresti, E. Rizzi, P. Benedini (a cura di), L'italiano tra le lingue romanze, Roma, 1989.