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rutèno

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Lessico

agg. e sm. 1) Che, chi appartiene al ramo degli Ucraini della Rutenia; anche sinonimo, meno usato, di ucraino. Lett., russo: “le rutene squallide spiagge” (Leopardi).

2) In linguistica, lo stesso che ucraino.

3) Cristiano di rito bizantino-slavo in comunione con la Chiesa cattolica: i ruteni sono in genere ucraini e belorussi.

Storia

Convertiti da San Vladimiro nel sec. X, i Ruteni rimasero a lungo alle dipendenze del patriarcato di Costantinopoli, sebbene largamente influenzati, a partire dal sec. XII, dai cristiano-cattolici di Polonia e Lituania, dai cui governi dipendevano. Entrarono nell'obbedienza a Roma nel 1595, mantenendo gli antichi diritti della loro metropolia di Kijev: riti e istituzioni orientali rimasero gli stessi; i vescovi ricevevano l'investitura canonica dal metropolita e questo a sua volta era eletto dai vescovi e confermato dal papa. Una parte della Chiesa rutena non aderì all'unione (vescovadi di Leopoli e di Vilna) e scese in lotta con gli unitari. Questi ottennero un'unità effettiva solo nel 1708. Smembrati e divisi con la spartizione della Polonia, molti di essi emigrarono in Iugoslavia e in America fondandovi, rispettivamente, le diocesi di Krizevci e di Filadelfia e Pittsburgh. I ruteni formano il gruppo più consistente di cattolici di rito orientale e sono presenti in gruppi consistenti oltre che in Ucraina e in Belorussia, anche nelle zone subcarpatiche, negli Stati Uniti, in Canada, Brasile, Argentina e in alcuni Paesi dell'Europa occidentale. Il loro rito deriva largamente da quello bizantino, ma presenta numerose varianti e larghe influenze di quello latino. Per dare maggiore unità al rito è iniziata dal 1940 la pubblicazione di testi liturgici originari: Liturgia di S. Giovanni Crisostomo (1940), Liturgicon (1942), Evangeliario (1943), Epistole scelte (1944), Ufficio di Pasqua (1944), Cerimoniale per vespri, mattutino e divina liturgia (1945).

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