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Lessico

sm. [sec. XIII; latino sensus-ūs, da sentīre, percepire].

1) Facoltà di sentire, di ricevere impressioni da stimoli esterni e interni; sensibilità: tutti gli animali sono dotati di senso. In particolare, ciascuna delle funzioni, dette organi di senso, o formazioni (cellule, organi, apparati) che provvedono alla raccolta e trasmissione degli stimoli esterni e interni; comprendono le terminazioni nervose della pelle e delle mucose (per la sensibilità tattile, termica e dolorifica), dei muscoli (per la sensibilità muscolare), dei nervi sensitivi o sensoriali degli organi della vista (coni e bastoncelli della retina), dell'udito (cellule auditive), dell'olfatto (cellule olfattive), del gusto (cellule gustative): gli errori, le illusioni dei sensi; avere un sesto senso, possedere uno straordinario intuito. Al pl., coscienza di sé e delle proprie azioni: perdere i sensi, svenire; riprendere, recuperare i sensi, tornare in sé, riprendere coscienza. Per estensione, appetito sensuale, sensualità; la parte materiale dell'uomo, in contrapposizione allo spirito (per lo più al pl.): l'istinto, la forza dei sensi; soddisfare, mortificare i sensi.

2) Sensazione, percezione fisica, per lo più vaga e indefinita: un senso di stanchezza, di nausea, di benessere; familiarmente: far senso, provocare disgusto, ripugnanza, orrore. Per estensione, sentimento, stato d'animo piuttosto indeterminato: provare un senso di pietà, di vergogna; “Celeste è questa / corrispondenza d'amorosi sensi” (U. Foscolo); senso di colpa, lo stesso che sentimento di colpa. In particolare, espressione di un sentimento, per lo più in frasi di circostanza o nella chiusa delle lettere: vogliate gradire i sensi della nostra stima.

3) Capacità di discernere, di valutare in maniera intuitiva: è dotato di un ottimo senso critico; avere, non avere il senso dell'onore, del dovere;senso pratico, capacità di destreggiarsi nella vita quotidiana; senso morale, capacità di distinguere il bene dal male; senso dell'orientamento, capacità di orientarsi intuitivamente; buon senso, v. buonsenso; senso comune, il modo di intendere e giudicare proprio della maggior parte degli uomini, la mentalità corrente.

4) Significato, contenuto concettuale di una parola, una frase, un discorso: senso proprio, figurato, estensivo, metaforico di una parola; non ho capito il senso della tua lettera; questa è disonestà nel vero senso della parola, disonestà vera e propria; leggere a senso, con espressione, facendo capire il senso di ciò che si legge; ripetere, tradurre a senso, non alla lettera, ma secondo il significato generale del discorso; costruzione a senso, traduzione del latino constructio ad sensum; doppio senso, parola o frase che ha due significati, specialmente quando uno di questi è allusivo, malizioso od osceno. Per estensione, contenuto, significato logico, valore effettivo: ogni cosa ha un senso; lavora tanto per dare un senso alla sua vita; idee, discorsi senza senso, assurdi, illogici; senso comune, che rientra nella logica comune; nell'uso burocratico: ai sensi, a senso di, in conformità a, secondo quanto è stabilito da: ai sensi dell'articolo 7 del regolamento.

5) Modo: in che senso vuoi che ti aiuti?; deciditi in un senso o nell'altro; rispondere in senso affermativo, negativo, affermativamente o negativamente; in un certo senso, per un certo aspetto, secondo un certo punto di vista.

6) Direzione, verso: nel senso della corrente; andare in senso contrario;senso unico, nella circolazione stradale, l'unica direzione nella quale i veicoli possono procedere su una data strada.

Filosofia

In generale la capacità di fornirci un contatto diretto col mondo esterno in quanto costituito di corpi. Di qui le dottrine della conoscenza come il sensismo e l'empirismo, che vedono tutta la conoscenza umana esclusivamente basata su questo tipo di rapporto sensibile e immediato col mondo esterno. Altre correnti invece, dallo scetticismo all'idealismo, considerano questo rapporto problematico. Più complessa la definizione del senso fornita da Aristotele, che vede in esso una facoltà che mette in opera modificazioni interne nel contatto con tutta la realtà, sia interna sia esterna (concetto presente in tutto il pensiero medievale, che anzi ne approfondì le implicanze gnoseologiche). Anche per I. Kantsenso equivale a passività nei confronti del mondo fenomenico, ma anche attraverso le intuizioni a priori dello spazio e del tempo (senso esterno e interno). §Nella psicologia aristotelica il senso comune è la capacità generale di sentire, che svolge la duplice funzione di costituire la coscienza delle sensazioni e l'organizzazione unitaria dei dati provenienti dai diversi organi di senso. Ma il significato più corrente di senso comune è quello di modo comune di sentire e pensare. G. B. Vico, benché esaltasse il “senso comune del genere umano” quale “criterio insegnato alle nazioni dalla provvidenza divina per diffinire il certo d'intorno al diritto natural delle genti” riconosceva che il senso comune poteva anche essere limitato a un “ordine” sociale, o a un popolo o a una nazione determinati; e il variare del senso comune con le epoche e le culture è saldamente acquisito dalla coscienza storicistica contemporanea. Th. Reid considerava invece il senso comune come una sorta di organo istintivo, costante e infallibile, dirimente tutti i dubbi filosofici, garante di una serie di verità che vanno dall'esistenza di oggetti materiali a quella di Dio. Molto diversa è la posizione di E. G. Moore, non solo perché la sua apologia della visione del mondo del senso comune si identifica con la mera rivendicazione dell'esistenza del mondo esterno, ma soprattutto perché, ben lungi dall'appellarsi all'autorità del senso comune, ne difende la validità con argomentazioni filosofiche autonome.

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