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Lessico

sm. [sec. XIV; dal latino sexus-us].

1) Complesso dei caratteri somatici, morfologici, funzionali e psichici che distinguono, tra individui della stessa specie, il maschio dalla femmina: determinazione del sesso, sessualità; il sesso forte, gli uomini; il sesso debole, il bel sesso, il gentil sesso, le donne; discutere sul sesso degli angeli, perdere tempo occupandosi di problemi inutili e insolubili. I due sessi si distinguono, oltre che per le ghiandole sessuali e gli organi genitali esterni, anche per altri caratteri tipici dell'uno o dell'altro sesso (dimorfismo sessuale) che si dicono caratteri sessuali secondari. A livello genetico i due sessi differiscono per la forma dei cromosomi. Per esempio, nella specie umana, accanto ai normali cromosomi esiste una coppia di cromosomi sessuali uguali nella femmina, indicati con XX, diversi nel maschio, indicati con XY. Pertanto nella femmina si sviluppano cellule uovo tutte uguali con il solo cromosoma X e nel maschio due tipi di spermatozoi X e Y. Nella fecondazione pertanto si verificano due possibilità: XX, femmina, XY, maschio. In questi casi si dice che la femmina è omozigote e il maschio eterozigote. In altre specie la situazione è capovolta. In genetica esiste un simbolismo, ripreso dalla mitologia (il maschio con lo scudo e la lancia di Marte, la femmina con lo specchio di Venere), per indicare i sessi; il maschio: ♂ (singolare), ♂ ♂ (plurale); la femmina: ♀ (singolare), ♀♀ (plurale); l'intersesso: i due simboli, maschile e femminile, sovrapposti.

2) Organi sessuali.

Antropologia

I caratteri legati al sesso che interessano le ricerche antropometriche sono la forma delle mammelle, il sistema pilifero, la consistenza e distribuzione del pannicolo adiposo sottocutaneo, il timbro della voce, oltre ai caratteri primari. Tali caratteri sono influenzati, tuttavia, anche da fattori endocrini: è stato rilevato, per esempio, che tra i gruppi mongoloidi a un ridotto volume della tiroide e a un timo più attivo si correla tutta una serie di modificazioni che vanno dalla quasi completa assenza del sistema pilifero (nelle donne annamite possono mancare del tutto i caratteristici peli sottoascellari e pubici), a una generalizzata tolleranza di regimi alimentari scarsi di vitamine, a un metabolismo basale piuttosto basso e a un ritardo marcato del menarca. La differenziazione dei caratteri sessuali secondari e primari tra i vari gruppi etnici è conosciuta solo nei suoi aspetti più appariscenti (per esempio: penis rectus e longininfismo dei Boscimani; mancanza di un dimorfismo sessuale nelle capigliature a struttura ulotrica ecc.) e le osservazioni, generalmente riferite per comparazione alla popolazione europea, la più studiata sotto questo profilo, mancano spesso di sufficiente approfondimento. Di maggior interesse, anche per la sua applicazione all'interpretazione dei reperti fossili, è il dimorfismo scheletrico, apprezzabile, pur con un certo margine di errore, a livello sia di interi complessi ossei (cranio, bacino, colonna vertebrale) sia di singole ossa, in particolare quelle lunghe, interessate all'inserzione di importanti masse muscolari. Una maggiore robustezza delle ossa e dei loro rilievi di inserzione muscolare è infatti propria dello scheletro maschile, in rapporto con il maggior sviluppo dell'apparato muscolare; il bacino appare generalmente più allargato e basso nel sesso femminile rispetto a quello maschile. Non va infine dimenticato, tra gli effetti del minor sviluppo scheletrico femminile, la differenza di statura tra i due sessi, comunemente osservata in tutte le popolazioni anche extraeuropee, e che si aggira in media sui dieci centimetri in favore del sesso maschile. L'analisi antropologica del sesso e della sessualità segue linee complementari. Il sesso può essere considerato come una risorsa da utilizzare per strategie di alleanza. Fra i Mundurucu le donne hanno frequenti relazioni extraconiugali per rafforzare o indebolire rapporti sociali e alleanze. Lo scambio sessuale è una norma sociale. Anche la dimensione produttiva, quella religiosa e simbolica sono strutturate in una società secondo la differenza sessuale. L'analisi delle differenze psicologiche e sociali fra ruoli maschili e ruoli femminili riscontrate in diverse culture, permette di comprendere la molteplicità dei meccanismi di limitazione ed elaborazione culturale del sesso e il valore diverso che ha nelle culture differenti.

Psicologia

Il sesso viene studiato dalla psicologia sotto due principali punti di vista: da un lato dinamico, esso viene considerato origine di un tipo di motivazioni, i motivi sessuali, mentre da un altro lato esso viene considerato alla luce del comportamento sessuale, di quei comportamenti, cioè, direttamente o indirettamente legati all'accoppiamento. Le teorie dinamiche della psicologia tendono a privilegiare il primo aspetto, mentre le teorie comportamentistiche tendono a privilegiare il secondo. I motivi sessuali vengono usualmente considerati delle pulsioni (o motivi primari), pur distinguendosi dagli altri motivi primari quali la fame, la sete, il sonno ecc., in quanto questi sono finalizzati alla conservazione dell'individuo, mentre i primi sono finalizzati alla conservazione della specie. Essi inoltre pongono in gioco, a differenza degli altri, aspetti sociali del comportamento, e sono molto più soggetti alle influenze ambientali, sino a potersi modificare in modo tale da orientare il comportamento sessuale verso mete diverse da quella della riproduzione, come avviene nelle cosiddette “perversioni”. Alcuni autori considerano i motivi sessuali degli istinti, essendo palesemente preformati, ereditari e specie-specifici. La scuola psicologica che ha indubbiamente più approfondito i problemi del sesso è la psicanalisi, a cominciare già dall'opera di S. Freud. Alla base delle concezioni psicanalitiche sul sesso vi è la “scoperta” freudiana della sessualità infantile, la scoperta cioè che anche nel bambino, fin dalla nascita, sono individuabili comportamenti con una chiara matrice sessuale; che esistono nel bambino zone (dette erogene) la cui stimolazione produce piacere sessuale, e che si ritrovano anche nell'adulto; che attività con chiara matrice sessuale del bambino possono trovarsi come attività pervertite nell'adulto; e che tali attività pervertite esistono in misura più o meno grande, con maggiore o minore continuità, anche nell'adulto dichiaratamente “normale”. Secondo Freud, le pulsioni sessuali sono istintuali, originariamente distinte dalle pulsioni dell'autoconservazione. Alla nascita, però, tra queste due famiglie di pulsioni vi è una complessa relazione (detta anaclisi) per cui si ha un “appoggio” (Anlehnung) delle pulsioni sessuali sulle funzioni legate all'autoconservazione. Così, nella prima fase della sessualità infantile, l'appoggio si ha sulla funzione alimentare, la zona erogena è la mucosa orale (la fase è infatti detta orale), l'oggetto d'amore è il seno materno. A questa fase segue quella anale, o sadicoanale. Segue quindi la fase fallica (che si sviluppa tra i 3 e i 6 anni ca.) in cui hanno origine i due grandi complessi, di Edipo e di castrazione, che saranno determinanti nell'orientare tutta la sessualità adulta. Segue un periodo di latenza, durante il quale i problemi sessuali vengono rimossi. Essi torneranno alla luce con la pubertà, nella fase genitale, nella quale il piacere sessuale verrà cercato attraverso l'unione con un partner di sesso diverso. Durante questo processo di maturazione possono manifestarsi forme di fissazione a diversi stati dello sviluppo o forme di regressione agli stessi stati di sviluppo dove si è trovata un'eccessiva o molto carente soddisfazione. Questi processi possono creare le cosiddette "perversioni", ossia deviazioni rispetto all'atto sessuale definito come coito, cioè penetrazione genitale con una persona dell'altro sesso. Queste perversioni si possono distinguere in base all'oggetto sessuale (omosessualità, pedofilia, zooerastia), alla zona corporea (coito anale o orale) o a condizioni estrinseche ritenute indispensabili per provare piacere (feticismo, esibizionismo, sadomasochismo, travestitismo). Nell'itinerario che conduce dalla condizione narcisistica infantile alla condizione matura la masturbazione è considerata una parte fisiologica e patologica quando è indice di problemi di relazione o sintomo di disturbi mentali (oligofrenia, schizofrenia).

Bibliografia

Per l'antropologia

C. Corrain, Il divenire biologico dell'uomo, Bologna, 1971; J. Z. Young, La scienza dell'uomo, biologia, evoluzione e cultura, Torino, 1974; A. Donval, La sessualità, Brescia, 1990.

Per la psicologia

F. A. Beach, Sex and Behaviour, New York, 1965; E. Altavilla, Viaggio nel sesso, Milano, 1975; A. Verdiglione (a cura di), Sessualità e politica, Milano, 1975; B. Bertani, A. Castelbarco, O. Furlani, Sessualità tra fantasia e realtà, Milano, 1990.