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sìngolo

agg. e sm. [sec. XIII; dal latino singŭlus, unico, usato come distributivo di unus, uno solo].

1) Agg., preso o considerato di per sé, separatamente dagli altri: bisogna decidere secondo i singoli casi; esporre, mettere in chiaro i fatti singoli, i fatti uno per uno; talvolta rafforzato da ogni: il contenuto di ogni singolo libro.

2) Isolato, particolare: un fenomeno, un caso singolo; unico, in un solo esemplare: copia singola. Per estensione, costituito da un solo elemento; destinato a una sola persona: filo, cavo singolo; cabina singola; letto singolo; camera singola, con un solo letto; scompartimento singolo, nei vagoni letto, destinato a un solo viaggiatore.

3) Agg. e sm., di apparecchio o collegamento destinato a un solo uso o servizio. In particolare, in telefonia, lo stesso che simplex.

4) Sm. (f. -a), individuo considerato separatamente dagli altri o in contrapposizione al gruppo di cui fa parte: spesso gli interessi del singolo contrastano con quelli della società; chiedere il parere dei singoli. Anche come adattamento dell'angloamericano single. In particolare, in filosofia, il particolare e il personale nei confronti di ogni tipo di universalismo che tende ad assorbire e annullare l'individualità.

5) Nel baseball, la battuta che frutta al battitore solo la prima base.

6) Nel canottaggio, imbarcazione da corsa, guidata da un solo vogatore; lungo 4-6 m, ha un sedile scorrevole e peso di poco superiore ai 10 kg.

Già nel Medioevo, G. Duns Scoto, G. di Occam e la Scuola francescana rivendicano la primarietà di ciò che è singolare nei confronti degli universali del pensiero classico, scolastico e aristotelico. In epoca contemporanea, più che sulle valenze logiche del concetto di singolo, si è insistito sul suo significato esistenziale. M. Stirner mette la dottrina del singolo alla base dell'anarchismo; S. Kierkegaard coglie il singolo nel suo valore d'irriducibilità esistenziale della singolarità, e lo contrappone all'onniassorbente panlogismo hegeliano. Nel moderno esistenzialismo la nozione kierkegaardiana d'irriducibilità si trasfigura, soprattutto con K. Jaspers, in quella più complessa di eccezionalità, che ritrova la positività del singolo e al tempo stesso ne evidenzia il carattere comunicante.

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