sòglia

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sf. [sec. XIV; latino solea].

1) Lastra di pietra, tavola di legno o d'altro materiale, posta trasversalmente alla base del vano di una porta o di altre vie d'accesso; limitare: inciampare nella soglia. Per estensione, porta d'accesso, ingresso, entrata: fermarsi, stare sulla soglia; varcare la soglia, entrare. Lett., casa, dimora: “A queste soglie il giusto cielo in tempo / mi vi rimena” (Alfieri). Anticamente, gradino: “puoi tu veder così di soglia in soglia / giù digradar” (Dante). Fig., la fase iniziale, l'inizio, il principio di un periodo di tempo, di una condizione: la soglia della vita, della vecchiaia; siamo alle soglie dell'estate; la primavera è alle soglie, è ormai vicina.

2) Nelle costruzioni idrauliche, soglia di fondo, la briglia di altezza non superiore al mezzo metro edificata in muratura a secco o con fascinate.

3) Nella costruzione navale, sinonimo meno usato di suola.

4) In geomorfologia, soglia glaciale, gibbosità presente lungo il profilo longitudinale di una valle glaciale. Le soglie glaciali coincidono spesso con il culmine di tratti di alveo scavati in contropendenza dai ghiacciai per sovraescavazione; fungono abitualmente da dighe naturali rocciose per alcuni tipi di laghi glaciali (laghi glaciali di fondovalle, laghi di circo ecc.).

5) Nel linguaggio scientifico, livello di intensità di uno stimolo, valore minimo (detto anche valore di soglia o valore soglia) di un fattore, sufficiente a provocare un fenomeno o una data reazione. Con accezioni specifiche: A) in fisiologia, soglia del dolore, intensità minima di uno stimolo capace di provocare una sensazione dolorifica; sogliarenale, concentrazione minima di una sostanza nel plasma, necessaria e sufficiente per provocare l'eliminazione della sostanza stessa attraverso i glomeruli renali nell'urina. B) In psicofisica, soglia assoluta, intensità minima che deve avere uno stimolo perché possa essere percepito (soglia inferiore), o massima, al di là della quale viene percepito eventualmente secondo altre modalità sensoriali (soglia superiore; per esempio, un suono troppo intenso viene percepito come dolore); soglia differenziale, differenza minima di intensità tra due stimoli che consenta ancora di percepirli come distinti. C) Nell'effetto fotoelettronico, soglia fotoelettronica, la frequenza limite, caratteristica di ogni metallo, al di sotto della quale cessa l'emissione di elettroni. D) Nelle reazioni nucleari, energia di soglia, quantità di energia minima che deve possedere la particella proiettile perché si realizzi una reazione endoenergetica. § In fisiologia, la legge di Fechner e Weber mostra che la sensazione aumenta con il logaritmo dello stimolo e che la soglia differenziale è proporzionale all'intensità iniziale dello stimolo. Ciò significa che la precisione delle nostre stime sensoriali diminuisce all'aumentare dell'intensità dell'eccitazione. § In acustica, soglia di dolore, il livello minimo di pressione sonora, per una data frequenza, di un suono puro stimolante l'apparato uditivo di un soggetto, per cui questo, in date condizioni sperimentali, ha una sensazione di dolore localizzata nell'orecchio. La soglia di dolore ha un valore variabile con la frequenza, decrescente da ca. 140 a 110-120 dB fino a 3000-4000 Hz, indi crescente. § In audiologia, in riferimento a stimoli uditivi, la soglia assoluta viene espressa in decibel, unità di livello di pressione sonora, per suoni puri di data frequenza, o per bande di rumore bianco di data frequenza nominale. Il suo valore medio, fra 2000 e 5000 Hz, è di -6 dB, corrispondente a ca. 10 μ Pa. Per la soglia differenziale si distingue: la soglia differenziale di intensità, con riferimento alla sensazione sonora, che è di ca. 1 dB; la soglia differenziale di frequenza, con riferimento all'altezza, che è la minima variazione di frequenza che il soggetto è in grado di percepire come variazione di altezza; è di 1÷3 Hz. § In ottica, in riferimento a stimoli visivi, la soglia assoluta varia sia con l'area della sorgente luminosa, sia con la durata dello stimolo; come ordine di grandezza, per la parte periferica del campo visivo, per area assai piccola e per lampi di 50 ms di luce bianca, è dell'ordine, in unità di emettenza luminosa (flusso luminoso emesso da una sorgente nel semispazio anteriore alla sorgente, diviso per l'area della sorgente), di 10-5lm∤m-2. La soglia assoluta per luce monocromatica corrisponde a un numero assai piccolo, da 4 a 14, di fotoni. La soglia differenziale viene generalmente espressa come grandezza relativa ΔI/I in unità energetiche, ossia rapporto fra la minima variazione di intensità ΔI percepibile e la stessa I. Essa dipende dall'emettenza E della sorgente: per luce bianca e per E=10 lm∤m-2 si ottiene ΔI/I=0,01.