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sacraménto

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Lessico

(ant. sagraménto), sm. [sec. XIII; dal latino sacramentum, pegno, giuramento, da sacrāre, consacrare, rendere sacro].

1) Nell'antica Roma, azione vincolante in senso religioso, quasi una trasformazione della persona “vincolata” che cessava di essere padrona di sé (un privato esistente per i propri diritti) per divenire “elemento” di un particolare sistema di relazioni.

2) Nella teologia cattolica, sacro segno che contiene, manifesta e comunica, a chi ha fede, la salvezza.

3) Nelle loc.: accostarsi ai sacramenti, confessarsi e comunicarsi; fare qualche cosa secondo tutti i sacramenti, con assoluto rispetto per tutte le formalità d'uso.

4) Ant. e lett., giuramento solenne e impegnativo.

Religione: cenni storici

Nella prassi giudiziaria romana prendeva nome di sacramento una specie di deposito cauzionale che “vincolava” il cittadino a un'azione legale, ossia a un sistema di relazioni che coinvolgeva lui stesso, la sua controparte e il giudice. Per comprendere la pregnanza di questo sacramento bisogna porre mente al fatto che il procedimento giudiziario contemplava teoricamente la sospensione dei diritti delle parti in causa; donde la necessità che in luogo della sospesa personalità giuridica subentrasse una personalità “sacramentale”. Ugualmente si aveva un cambiamento di personalità quando il cittadino (civis) si trasformava in militare (miles): perdeva la proprietà di sé (ossia i propri diritti) e diventava un elemento di quel sistema di relazione che era l'esercito (militia); e anche questa trasformazione era operata da un sacramento (il sacramentum militiae) che in questo caso assumeva la forma di un giuramento raccolto dal comandante. In quanto impegno vincolante il sacramento poteva anche essere considerato un giuramento; ma c'era differenza tra sacramento che rimetteva il vincolo alla sacralità e giuramento (iusiurandum) che vincolava personalmente e non diminuiva, ma anzi accresceva la personalità giuridica in vista di un'azione futura. Il termine sacramento fu poi usato per indicare il rito di iniziazione a culti misterici, in quanto per suo mezzo la personalità dell'iniziando perdeva la sua dimensione giuridica e acquistava una dimensione sacrale nei rapporti con gli altri iniziati. Soprattutto nei misteri di Mithra il sacramento acquista un particolare valore iniziatico, in quanto la società mithraica si configurava come una militia. Può darsi che dal mithraismo il cristianesimo abbia tratto il termine sacramento per definire i suoi riti “trasformanti”, e del resto anche il cristianesimo primitivo si configurò come una militia: i soldati (milites) di Cristo chiamarono sprezzantemente pagani (borghesi) quelli che professavano la vecchia religione.

Religione: i sette sacramenti

I sacramenti sono azioni di Cristo nelle quali, per mezzo di segni sensibili, egli continua nella Chiesa la sua opera di salvezza degli uomini e di lode a Dio. Cristo ha preso carne umana e attraverso il corpo durante la sua vita terrena comunicava la potenza della divinità. Imponendo le mani ai malati li guariva, perdonava i peccati, comunicava lo spirito di Dio. Questa sua azione sacerdotale permane nella Chiesa, che egli ha mandato a predicare la salvezza ma anche ad attuarla per mezzo dei sacramenti. Così, dopo aver predicato il perdono dei peccati, essa lo concede a chi accoglie con fede la parola di Dio mediante i sacramenti del battesimo e della penitenza. Dopo aver ricordato la promessa di Cristo di mandare lo Spirito Santo, lo comunica nella cresima; dopo aver proclamato le parole di Gesù nell'Ultima Cena “Fate questo in memoria di me”, celebra il memoriale della sua morte e resurrezione nell'eucarestia. I sacramenti sono istituiti da Cristo e la Chiesa cattolica ne riconosce sette: battesimo, cresima, eucarestia, penitenza, unzione degli infermi, ordine sacro e matrimonio. Poiché è Cristo che agisce in essi, sono sempre efficaci per chi è ben disposto. Infatti “se Pietro battezza è Cristo che battezza, se Giuda battezza è Cristo che battezza” (Sant'Agostino). “Chi giustifica non è Damaso, né Pietro, né Ambrogio, né Gregorio. Noi siamo i ministri e i sacramenti vengono da te, Signore, ed è tuo dono conferire i beni divini, che non provengono dalle risorse umane” (Sant'Ambrogio). L'attività cultuale e santificatrice della Chiesa non si esaurisce nei sacramenti, ma essi sono come la struttura portante dell'edificio della Chiesa: essi la costituiscono e la fanno vivere. Un adagio medievale dice: “La Chiesa fa i sacramenti e i sacramenti fanno la Chiesa”. San Tommaso stabilisce un confronto tra la vita naturale e quella soprannaturale: nascita (battesimo), crescita (cresima), nutrimento (eucarestia), debolezza (penitenza), malattia (unzione), uffici nella società (ordine sacro), cellula familiare (matrimonio). Tre non possono essere ripetuti: battesimo, cresima, ordine sacro, perché producono una consacrazione, un legame con Cristo che è indissolubile, inalienabile e permane anche in chi lo rinnega. È come un sigillo incancellabile chiamato carattere. Tutti sono finalizzati all'eucarestia. Perciò, di preferenza, sono celebrati durante la messa.

Religione: i simboli sacramentali

Ogni sacramento è costituito da due elementi, che ne formano il nucleo essenziale, necessario: la materia (acqua, olio, vino, pane, imposizione delle mani) e le parole che indicano il significato dato all'uso della materia. Ne nasce un segno caratteristico per ogni sacramento, i cui elementi sono indicati da Cristo stesso (acqua per il battesimo; pane e vino per l'eucarestia) o dalla Chiesa apostolica. Questo nucleo è incastonato in un complesso di riti e preghiere, sviluppatisi lungo i secoli, che hanno lo scopo di farne meglio comprendere il significato e di suscitare la fede e disporre l'animo di chi si accosta al sacramento; soprattutto, il rito tende a far sì che il sacramento non sia visto come un atto automatico, ma vera celebrazione di un avvenimento che Dio rinnova oggi, che salva e impegna. Per comunicare la sua grazia, Cristo e la Chiesa usano cose materiali, che diventano simboli della realtà invisibile. I simboli sacramentali hanno una radice naturale, evocano sentimenti quasi universalmente conosciuti, come l'acqua che lava e purifica, dà la vita e la morte; il banchetto, segno di amicizia, fraternità, comunione di vita; l'olio che guarisce, restituisce le forze; il profumo che espande fragranza e senso di gioia; l'imposizione delle mani, gesto di benedizione, perdono, benevolenza; la luce che illumina e riscalda. Ma la sola componente antropologica non basta a far comprendere la ricchezza del segno. Esso indica una realtà invisibile, un dono spirituale. Questo è conosciuto attraverso la Sacra Scrittura. Così l'acqua evoca i fiumi del paradiso terrestre, l'acqua del Mar Rosso che salva e uccide, l'acqua scaturita dalla roccia nel deserto e quella sgorgata dal cuore di Cristo in croce. Così essa diventa segno della comunicazione dello Spirito Santo, del perdono dei peccati, della vita nuova, della restaurazione allo stato primitivo. Il pane e il vino diventano il corpo e il sangue di Cristo; l'olio è il segno dello Spirito Santo che consacra i sacerdoti, i re e i profeti, guarisce le infermità. Il simbolismo sacramentale è tanto ricco da essere una via pedagogicamente facile e sicura per comprendere i doni che Cristo comunica attraverso i sacramenti. Di questo metodo si sono serviti abbondantemente i Padri nello spiegare ai fedeli i misteri della fede, in modo semplice e comprensibile. Nella Riforma luterana e nel protestantesimo i sette sacramenti si riducono solo a due: il battesimo e la Santa Cena (eucarestia) e anche in questi si attenua il valore di “segno” per sottolineare piuttosto, specialmente nella Santa Cena, il carattere commemorativo della passione e morte del Salvatore. Tendenza, questa, che è presente anche nella teologia contemporanea, la quale insiste invece sulla caratteristica dei sacramenti come gesti personali di Gesù Cristo risorto, che con essi opera attraverso la Chiesa nella comunità dei fedeli.

Per la storia delle religioni

G. van Roo, De sacramentis in genere, Roma, 1960; S. Tondo, Il “Sacramentum militiae” nell'ambiente culturale romano-italico, Roma, 1963; D. Sabbatucci, La semantica di “sacramentum” nella sfera giudiziale, in “Studia et Documenta Historiae et Iuris”, Roma, 1969; E. Lodi, E. Ruffini, Mysterion e sacramentum, Bologna, 1987.

Per la religione cristiana

J. M. Tillard, Le sacrement, événement du salut, Bruxelles, 1964; E. Schillebeeckx, Cristo sacramento dell'incontro con Dio, Roma, 1966; A.-M. Roguet, I sacramenti segni di vita, Milano, 1967; M. Nicolau, Teologia del segno sacramentale, Bari, 1971; J. Ratzinger, Il fondamento sacramentale dell'esistenza cristiana, Brescia, 1971; B. Häring, Morale e sacramenti, Bari, 1976; P. Occhipinti, I sacramenti, Casale Monferrato, 1991.