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sadducèo

sm. [dal latino tardo Sadducaei, dall'ebraico Saddūqim, discepoli di Sadok]. Membro di un partito politico religioso ebraico che svolse la sua attività in Giudea dal sec. II a. C. sino alla distruzione di Gerusalemme (70 d. C.). Il nome deriva forse da Sadok, sommo sacerdote vissuto al tempo di David, attorno al 1000 a. C., oppure da un altro Sadok, discepolo di Antigono di Sokho (sec. III a. C.) che divenne capo d'una setta. Il partito, composto largamente dagli elementi più ricchi della popolazione, sacerdoti, mercanti e aristocratici, ebbe una notevole influenza sulla vita economica e politica al tempo degli ultimi Maccabei e ancora più intensamente durante la dominazione romana del Paese. I loro avversari furono i Farisei, non solo in campo politico ma anche in quello religioso. I Sadducei ripudiavano la tradizione orale rifiutandosi di accettare un precetto che non fosse direttamente basato sulla Legge scritta; non ammettevano la resurrezione dei morti e l'esistenza degli angeli e forse la stessa immortalità dell'anima e di conseguenza l'al di là. Furono più rigidi dei Farisei nell'applicazione della Legge e nella punizione dei crimini soggetti alla pena capitale: per esempio applicavano la legge del taglione alla lettera non accettando l'interpretazione farisaica di un giusto indennizzo. I Sadducei si opposero a qualsiasi innovazione anche nel culto sacrificale del Tempio di cui si considerarono i più rigidi e degni conservatori. Ci fu anche una differenza teologica tra le due parti: i Sadducei cercavano di avvicinare Dio agli uomini in modo quasi antropomorfico, mentre i Farisei cercavano di elevare l'uomo verso un Dio più spirituale e trascendentale.