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sahariano-bèrbere, culture-

manifestazioni artistiche della vasta zona sahariana che dalla Valle del Nilo all'Atlantico, dal Mediterraneo al Sudan nigeriano interessano l'attività di popolazioni la cui maggioranza è costituita dal tipo berbero. Diversi gli influssi nelle diverse aree. Forte quello arabo nel settentrione in corrispondenza del Mediterraneo, autonoma l'attività creatrice dei nomadi della regione occidentale, povera la cultura delle genti del Sahara orientale. Incisioni e pitture, in ripari sotto roccia o su pareti rocciose all'aperto, sono state rinvenute in più punti; altre se ne continuano a scoprire. Tali manifestazioni artistiche, le cui fasi iniziali corrispondono stilisticamente e morfologicamente – ma non cronologicamente in quanto con probabilità più recenti – all'analoga produzione europea del Paleolitico superiore, sono da attribuirsi a popoli con economia venatoria dapprima, pastorale in seguito. Nelle raffigurazioni vi è la testimonianza di condizioni climatiche un tempo molto più favorevoli alla vita e che sono poi andate inesorabilmente deteriorandosi: infatti in alcune rappresentazioni compare un Sahara popolato di grandi animali selvaggi e di cacciatori (come nelle incisioni del Fezzan, dell'Ahaggar e dei confini algero-marocchini); di altre, posteriori, protagonista è invece il Sahara dei primi coltivatori neri con le loro danze mascherate (come nelle pitture del Tassili); in altre ancora, da porsi presumibilmente in relazione con le prime migrazioni Fulbe, è ritratto il Sahara dei pastori dell'epoca cosiddetta “bovina”. In immagini rupestri più recenti (sparse fra il Fezzan e il Sahara sudanese) fanno la loro comparsa due elementi culturali innovatori: il carro dei leggendari Garamanti e il cammello, importato attraverso l'Egitto dalla Persia. Dal punto di vista della validità artistica, mentre nelle fasi venatoria e pastorale il livello è notevole per realismo, vivacità di rappresentazione e senso cromatico, con gli inizi della fase camelina comincia una rapida decadenza verso un rigido schematismo. Ricca quasi ovunque la produzione di amuleti. Lettere magiche e cifre sono care ai Marabutti che vi ricorrono come a simboli coranici. I Berberi sono da parte loro massimamente volti al triangolo, specie di occhio stilizzato, per combattere la sventura, contro la quale vale anche la scelta del materiale usato: il ferro è impuro e neutralizzato dal rame e dall'ottone, l'argento è sommamente prediletto, l'oro è inviso, specie ai Tuaregh. La lavorazione del metallo ricevette un grande impulso con la civiltà islamica, che a sua volta ereditò forse la tecnica ebraica. Eccellenti artigiani nella lavorazione del metallo sono i Mauritani, così come nella lavorazione del cuoio eccellono i Tuaregh, specie nelle selle decorate all'amanzar, tecnica consistente nell'applicare al cuoio sottili lamine di argento o di alluminio niellate. Le maggiori manifestazioni d'arte restano forse le pitture parietali di Walata, antico centro commerciale fra Marocco, Senegal e Sudan, costituite da decorazioni simboliche in rosso su fondo bianco, databili con ogni probabilità posteriormente al sec. XV. Denominatore comune dell'arte di tutte le culture sahariano-berbere resta la tematica grafica a carattere simbolico-magico-religioso espressa principalmente con segni astratti.