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scàvo

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Lessico

sm. [sec. XVI; da scavare].

1) Atto, effetto dello scavare: lavori di scavo di un sottopassaggio.

2) Zona in cui si scava per ricerche archeologiche; le scoperte e i reperti che ne risultano (per lo più al pl.): gli scavi di Pompei.

3) Punto scavato, cavità; in particolare, incavatura del collo e delle maniche degli indumenti.

Archeologia: lo scavo stratigrafico

Lo scavo, archeologico è un'attività di grande responsabilità, in quanto il carattere di esperimento distruttivo e irripetibile di questo tipo di ricerca difficilmente permette di rimediare agli eventuali errori. Per questo, una delle tecniche attualmente più utilizzate è lo scavo condotto con il metodo stratigrafico, che consente di effettuare ricostruzioni storiche articolate e complete. § La stratificazione. Lo scavo stratigrafico implica la conoscenza delle regole della formazione degli strati archeologici e di conseguenza la capacità di riconoscere la stratificazione per poterla “smontare” nell'ordine inverso a quello in cui si è formata. Il concetto di stratificazione, insieme con il suo studio chiamato stratigrafia, è di origine geologica. Stratificazione geologica e stratificazione archeologica si formano in seguito a due fenomeni fondamentali: l'erosione-distruzione e l'accumulo-costruzione. Tutti i mutamenti che si registrano in un paesaggio possono essere ricondotti all'azione combinata di questi due fenomeni: per esempio la costruzione di un edificio comporta il reperimento di materiale (distruzione: alberi da tagliare, pietra e argilla da cavare o un altro edificio precedente da distruggere), il suo spostamento e l'accumulo in un luogo prescelto sotto forma di edificio (costruzione). Accumuli ed erosioni, costruzioni e distruzioni si susseguono di continuo trasformando il paesaggio e realizzando nuovi e temporanei equilibri. Un'area può essere profondamente mutata da un intervento umano (per esempio la messa a coltura dei terreni o la costruzione di case rurali o la fondazione di una città), o naturale (per esempio un'alluvione); nuovi avvenimenti (incendi, terremoti, distruzioni conseguenti a guerre o, come nel caso dei centri vesuviani, a eruzioni di vulcani) possono giungere a cancellare del tutto il precedente equilibrio, ponendo le basi per ulteriori mutamenti. Le azioni e gli avvenimenti si susseguono in genere con continuità, in un processo di continuo divenire con periodi alternati di attività e di pausa. Ma solo di rado i mutamenti sono radicali come l'abbandono o la scomparsa di un'intera città; più spesso si tratta di fenomeni lenti e di azioni minime, che lasciano tracce di entità minore, comunque riconoscibili nello scavo. § Le unità stratigrafiche. La stratificazione archeologica è più articolata e minuta di quella geologica. Al suo interno i segni delle varie azioni succedutesi nel tempo vengono definiti unità stratigrafiche e possono essere materiali e positive, cioè frutto di attività di accumulo (costruzione di edifici, riempimento di fosse, accumulo di rifiuti) o impalpabili e negative, in quanto frutto di attività di uso e distruzione (consunzione di strati pavimentali, scavo di fosse, asportazione di materiali edilizi a fini di riuso). Tali avvenimenti si susseguono nel tempo secondo un ordine preciso: nell'accumulo di strati (per esempio i vari strati di preparazione di un pavimento o gli strati di crollo di un edificio) questi si sovrapporranno l'uno sull'altro in modo che il più recente si troverà in superficie e il più antico in fondo; se invece alle azioni “positive” si alternano azioni “negative”, ciò che è più profondo non sarà necessariamente più antico: una fossa intaccherà strati precedenti e il suo riempimento, pur essendo allo stesso livello di strati di formazione antica, sarà l'azione più recente della sequenza. Nello scavo stratigrafico è perciò indispensabile riconoscere le varie azioni che si sono succedute, delimitandone l'estensione e analizzandone i componenti, in modo da tenere rigorosamente divisi i reperti e poter poi ricostruire la sequenza cronologica. La fossa di un buco di palo o la fossa di fondazione di un muro andranno svuotate prima di procedere allo scavo delle unità stratigrafiche tagliate da quelle stesse fosse e quindi precedenti. La sequenza ricostruita rappresenterà quindi la cronologia relativa degli avvenimenti (prima il terreno indisturbato, poi lo scavo della fossa ecc.). Il successivo passaggio alla cronologia assoluta sarà possibile attraverso lo studio e la datazione dei reperti contenuti nelle singole unità stratigrafiche. Se, per esempio, lo strato tagliato da una fossa restituisce materiali databili dal I al II secolo d. C. e il reperto più tardo è una moneta del 180 d. C. quest'ultimo elemento indicherà che l'avvenimento successivo (lo scavo della fossa) si sarà verificato non prima di quella data, ma dopo o, al massimo, nello stesso anno. Riportare alla luce una fossa antica, essendo un'azione documentata solo da una traccia in negativo sul terreno, non restituisce reperti e il suo riempimento potrà essere datato in base al reperto più recente: se questo fosse un frammento ceramico della fine del III secolo d. C. indicherebbe che la fossa è stata riempita non prima di quella data. L'azione dello scavo della fossa dovrà perciò essere stata effettuata in un momento intermedio fra la datazione assoluta dello strato tagliato e quella del riempimento. § La documentazione. La documentazione delle unità stratigrafiche consente di registrare tutto il potenziale informativo che lo scavo di fatto distrugge. Un sistema completo di documentazione comprende schede, disegni corredati da quotealtimetriche, e fotografie. Le schede, oltre a una descrizione e un'interpretazione preliminare della singola unità stratigrafica, prevedono che l'archeologo riempia una sorta di questionario al fine di precisare la collocazione stratigrafica dell'unità scavata o individuata: la sistematicità richiesta dalla scheda impedisce perciò di dimenticare dati che, a scavo ultimato, sarebbe impossibile recuperare. La documentazione grafica consiste in piante che evidenziano i limiti fisici dell'unità stratigrafica in rapporto a punti di riferimento fissi che possono essere i limiti dell'area di scavo o i capisaldi di una quadrettatura. Le piante, redatte su fogli di carta trasparente, permettono attraverso la sovrapposizione di ricostruire la sequenza degli elementi scavati o individuati. La superficie dei singoli strati viene inoltre quotata rispetto a un punto di riferimento, in modo da conservare informazioni quali il volume e la profondità dei singoli strati. Le quote, rilevate su un reticolo regolare, permettono poi di disegnare sezioni che documentano il succedersi degli avvenimenti attraverso il formarsi della stratificazione.

Archeologia: diritto

Gli scavi archeologici sono regolati da Decreto Legislativo, “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali”, che attribuisce solo allo Stato il potere di esecuzione su tutto il territorio nazionale. A questo scopo il ministro per i Beni e le Attività Culturali emana il decreto di occupazione degli immobili o dei terreni dove devono essere eseguiti i lavori. Il privato proprietario dell'immobile o del terreno occupato ha diritto a un indennizzo, consistente anche in parte delle cose ritrovate quando queste non interessino le raccolte dello Stato. Le cose ritrovate sono di proprietà dello Stato se rivestono la qualità di cose d'interesse storico, archeologico, paleontologico o etnologico. I privati per effettuare ricerche archeologiche devono essere muniti di decreto di concessione del Ministero. Le cose rinvenute, qualora rivestano quel particolare interesse, sono di proprietà dello Stato e tanto al proprietario quanto al concessionario spetta un premio non superiore a un quarto del valore totale. Le scoperte fortuite di cose d'interesse archeologico debbono essere comunicate alla Soprintendenza Archeologica competente per territorio. Il ritrovatore ha l'obbligo di provvedere alla temporanea conservazione e ha diritto al premio. Eguale premio spetta al proprietario dell'immobile.