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scùdo (araldica)

lo scudo deriva solo indirettamente dall'arma difensiva; le sue origini sono infatti più direttamente rintracciabili negli scudi che venivano esposti nelle giostre e nei tornei e sui quali erano dipinti gli stemmi dei cavalieri partecipanti. Secondo le epoche e i Paesi si trovano usati scudi di forme diverse, che assumono in araldica nomi specifici: le origini a cui vengono fatti risalire sono in genere, da un punto di vista storico, del tutto arbitrarie. Lo scudo rotondo è detto parma, o a rotella, oppure, se di grandi dimensioni, clipeo; lo scudo ovale è detto ancile ed è talvolta accartocciato (fu frequentemente usato dagli ecclesiastici); lo scudo di sei lati lobati è detto a testa di cavallo (è tradizionalmente considerato il primo scudo usato in Italia); gli scudi rettangolari si dicono a targa se sono convessi lungo l'asse verticale, altrimenti si dicono bandierali o a bandiera. Due sono i tipi di scudo triangolare: a triangolo isoscele acuto, il più antico, l'altro con la punta a forma di triangolo rettangolo, particolarmente usato verso il sec. XII in Francia, Italia e Inghilterra. Lo scudo con la punta arrotondata, detto rotondato o anche a cetra, forse d'origine islamica, fu usato in Spagna e in Inghilterra; lo scudo incavato, così detto perché presenta un incavo circolare al canton destro del capo, ha i lati alquanto arrotondati (concavi quelli lunghi, convessi quelli corti) ed è inclinato verso destra. Scudo femminile viene detto quello a losanga (rombo) perché proprio delle donne. Si ricorda infine lo scudo sannitico, quadrato nel capo, arrotondato e aguzzo in punta, detto anche moderno perché ormai divenuto lo scudo d'uso più generalizzato. Le proporzioni esatte dello scudo sono di sette moduli in larghezza per otto di altezza. Il campo viene diviso in sei principali partizioni ottenute con una sola linea di divisione.