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scùdo (militaria)

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Definizione

Arma di difesa usata dai guerrieri antichi, e ancora oggi da alcuni popoli primitivi, consistente in una piastra di varia forma e vario materiale che, imbracciata col braccio sinistro, o impugnata con la mano destra, serve a riparare il corpo dalle armi offensive e nemiche.

Origini e diffusione

Dalla forma di semplice bastone (scudo bastone-parabotte), quale si ritrova in culture a livello etnologico (Africa, Australia, Indonesia orientale), lo scudo in una fase più evoluta, corrispondente alla cultura dell'arco, assunse quella rettangolare, priva di impugnatura nel cosiddetto scudo da arciere (o scudo da spalla), usato per proteggere il fianco sinistro dell'arciere e assicurato al collo o sotto l'ascella mediante corde di sospensione; generalmente costruito con legno o materiale vegetale intrecciato, lo scudo da arciere ebbe vaste aree di diffusione (Africa, Indonesia, Papuasia, Indocina, America). Esito di queste esperienze fu la comparsa dello scudo vero e proprio, cioè dello scudo a braccio, che ebbe la sua definizione più importante nella forma circolare dello scudo asiatico, caratterizzato dalla doppia impugnatura (per il braccio e per la mano), dal margine rialzato, dal rigonfiamento nella zona centrale e dall'uso di materiali quali legno, pelle, cuoio, bronzo, ferro. Diffuso in tutti i continenti, dall'Europa all'Asia all'America, dove è documentato presso gli Aztechi con il nome di chimalli, in legno o giunco, adornato di piume e decorato con motivi in mosaico e metalli preziosi, assente solo presso i popoli dell'Indocina e dell'Indonesia, lo scudo rotondo asiatico fu introdotto presso i Greci (aspís) dai Dori (perciò è detto anche dorico o argivo) e si affermò sui tipi bilobati o rettangolari di età minoico-micenea, caratterizzandosi talvolta per una guarnizione frangiata (di cuoio, di feltro) sistemata lungo il bordo inferiore. Di raffinata fattura furono in Grecia gli scudi rotondi in bronzo decorati sulla superficie con raffigurazioni zoomorfe. Lo scudo dei Greci fu presto adottato dagli Sciti che lo sostituirono a quello antico persiano (di forma larga convessa) e a quello assiro (pure di forma circolare). Oltre allo scudo piccolo rotondo, ornato al centro con raffigurazioni animalistiche in oro o altre materie preziose, gli Sciti usarono un altro tipo di scudo, di forma rettangolare arrotondata in alto, con struttura in legno rivestita di cuoio, totalmente privo di decorazioni, come appare documentato nell'arredo funerario di una tomba di Pazyryk (sec. III-II a. C.). Tramite gli Etruschi lo scudo greco rotondo passò ai Romani (clipeus), che lo adottarono in forme più ridotte di quelle dell'antico scudo quadrangolare. Accanto ai tipi in pelle con rinforzo di piastre metalliche e tutti in bronzo, i Romani elaborarono per la fanteria uno scudo di vimini intrecciato con rivestimento di metallo o cuoio. Altri scudi romani rotondi furono la leggera parma e la cetra, quest'ultimo diffuso nelle colonie dell'Impero. Grande fortuna ebbe anche lo scutum sannitico, di forma rettangolare convessa, in legno rivestito di panno o cuoio con guarnizioni metalliche. Nel basso Impero lo scudo romano si sviluppò in forma circolare allungata. Di forme rettangolari arrotondate od ovali fu lo scudo dei Galli e Britanni, mentre rotondo, spesso decorato, fu quello dei Sassoni e dei Vichinghi. In Occidente, nel Medioevo, accanto allo scudo rotondo si affermò il tipo a forma di mandorla, che raggiunse la caratteristica forma allungata nel sec. XI, come testimoniano i famosi arazzi di Bayeux raffiguranti cavalieri normanni: il grande scudo a mandorla normanno, provvisto di doppia impugnatura a cinghie, era costruito in legno con bordura metallica e dipinto con motivi vari. In età gotica lo scudo si trasformò in una specie di triangolo curvilineo destinato ad accogliere le insegne gentilizie. Nei sec. XIV-XV entrò nell'uso della fanteria l'ampio scudo di forma rettangolare (pavese) che oltre a costituire una valida protezione al combattente (i pavesi venivano usati anche in fila, conficcati in terra, in modo da formare una barriera continua) ben si prestava ad accogliere le imprese araldiche (pavese funerario di Mattia Corvino, ca. 1490, Parigi, Musée de L'Armée). Le decorazioni araldiche interessarono anche la superficie della rotella rinascimentale, versione ridotta, in legno e cuoio, dell'antico scudo rotondo (un tipo più piccolo della rotella, comparso nel sec. XVI, fu detto rotellina da pugno o bracciaiola). Altri tipi rinascimentali furono le targhe, i targoni e il cosiddetto brocchiere (di ferro con spuntone centrale). Lo scudo, assieme a tutto il vecchio equipaggiamento militare, venne scomparendo con l'avvento delle armi da fuoco che richiesero diversi e più adeguati mezzi di protezione.

Nella tradizione militare delle civiltà asiatiche lo scudo a forma circolare dominò su tutte le altre forme, affermandosi dapprima nell'equipaggiamento persiano del sec. VII per diffondersi poi, attraverso le conquiste islamiche, in India e nell'Asia centrale, soppiantando altri tipi preesistenti. Accanto al piccolo scudo rotondo, la produzione turca offre una ricca varietà di forme (a grande disegno circolare, allungati e ovoidali, rettangolari con estremità arrotondata ecc.) costruite con materiali vari; nel sec. XII erano molto diffusi i tipi turs (rotondi e di proporzioni diverse), tarîqa (rotondo in alto e a punta in basso), januwiya (affine al precedente, ma terminante a base di coppa, adatto a formare protezione a “muro continuo”), ziyār (forma elaboratissima, che celava nella parte posteriore una freccia che veniva scagliata improvvisamente mediante congegno a molla). Scudi di forme varie furono usati anche in Cina, di cui i più antichi, di forma rettangolare, sono menzionati in epoca Han come difesa degli arcieri sui carri da guerra. In cuoio o in legno, oppure in bambù o in vimini intrecciati, tutti gli scudi cinesi venivano generalmente laccati in rosso sia per proteggere i materiali facilmente deperibili, sia per incutere terrore al nemico. Lo scudo rotondo di cuoio laccato rosso era detto pei k'uei; un tipo amplissimo, adatto per la difesa “a muro” era pure di forma circolare ed era detto t'un shu tsi ch'êng. Alle stesse finalità corrispose in Giappone lo scudo di forma rettangolare tate, utilizzato per costruire barriere a difesa di piccoli centri abitati e di castelli. Il piccolo scudo da mano giapponese, costruito in legno con guarnizioni in cuoio, poteva essere di forma rettangolare, triangolare o circolare; tutti gli scudi giapponesi recavano dipinte decorazioni araldiche (mon).