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scarabèo

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Lessico

sm. [sec. XVI; dal latino scarabaeus].

1) Nome comune di numerosi Insetti della famiglia degli Scarabeidi, usato anche per indicare specie appartenenti a famiglie simili.

2) Particolare tipo di sigillo di pietra dura o di ceramica.

3) Gioco di società importato dagli Stati Uniti.

Zoologia

Lo scarabeo sacro (Scarabaeus sacer) è lungo sino a 3,5 cm; è comune nei luoghi assolati e sulle spiagge; fabbrica con lo sterco dei mammiferi delle sfere che poi trasporta e seppellisce per nutrirsene o deporvi le uova; la larva si nutre della pallottola stessa. In Italia sono anche presenti, ma meno comuni di un tempo, Scarabeus semipunctatus e Scarabeus laticollis. Alla famiglia degli Scarabeidi appartengono anche i Copris, caratterizzati dal corpo alto e convesso, e da strutture spiniformi più o meno sviluppate presenti nei maschi sul capo e sul torace; Copris lunaris è comune anche in Italia. Più piccoli sono invece gli Onthophagus, anch'essi spesso provvisti di spine, e con colori a volte brillanti. Con il nome di scarabeo golia si indicano le varie specie del genere Goliathus (famiglia dei Cetonidi). Lo scarabeo ercole (Dynastes hercules) vive soprattutto nel Venezuela; può superare i 16 cm di lunghezza; il maschio è fornito anteriormente di due vistose protuberanze curvate in senso inverso quasi a formare una tenaglia; la femmina è molto più piccola; le sue larve si trasformano in ninfe solo dopo alcuni anni e si cibano del legno in decomposizione nel quale vivono. Abbastanza simile nella forma generale (e comune anche in Italia) è lo scarabeo rinoceronte (Oryctes nasicornis) il cui maschio, lungo ca. 5 cm e dal colore bruno scuro, presenta un corno ricurvo sul capo; è una specie fitofaga. Queste due ultime specie appartengono alla famiglia dei Dinastidi.

Arte e archeologia

Nell'antico Egitto lo scarabeo era un simbolo solare per la sua origine misteriosa: si riteneva infatti, come scrive Plutarco, che non esistessero femmine e che il maschio depositasse il suo seme in una palla di sterco che poi rotolava da oriente a occidente finché da essa nasceva il nuovo scarabeo. Il suo nome, hpr (colui che viene all'esistenza prendendo una data forma, da cui “essere” e insieme “divenire”), designa anche il sole che sorge, in contrapposto ad Atum, il sole che tramonta. Per questo suo significato lo scarabeo, riprodotto in vari materiali (pietre dure, steatiteinvetriata, calcare, faïence), acquista grande importanza come amuleto e fa spesso parte del corredo funerario. Assai spesso aveva anche il fine di sigillo e veniva portato appeso al collo o incastonato in un anello. Particolare importanza acquista quindi la parte inferiore piana (che è appunto quella che, impressa su bolli di argilla, sigillava vasi, cofani o lettere) su cui, a partire dal primo periodo intermedio, era incisa un'iscrizione geroglifica (nomi di privati, di sovrani o di divinità, voti augurali spesso espressi crittograficamente) oppure un disegno, talora geometrico. Altri scarabei, di dimensioni maggiori, recavano invece iscrizioni commemorative di particolari avvenimenti (famosi quelli di Amenofi III ricordanti il matrimonio con Teye, la caccia ai leoni o lo scavo di un lago artificiale per la regina). Interessanti i cosiddetti “scarabei del cuore”, che venivano posti sul petto dei defunti e sui quali era incisa la formula XXX del Libro dei Morti, che si credeva assicurasse l'immortalità di colui che la possedeva. Scarabei egizi o egittizzanti si diffusero nel mondo greco ed etrusco tra il sec. VIII e il VI a. C. e sono molto comuni nelle tombe e nei santuari.

Giochi

Strumenti del gioco sono una tabella (o casellario) che viene disposta al centro del tavolo, una serie di tessere, contrassegnate dalle lettere dell'alfabeto e da un numero che ne indica il valore raccolte in un contenitore, e una clessidra. A ciascuno dei giocatori (da 2 a 4) vengono distribuite 8 tessere: il giocatore di turno comporrà con alcune o tutte le lettere avute in sorte una parola. Entro un tempo stabilito egli deve poi disporre le tessere corrispondenti sul casellario, in modo da occuparne la casella centrale contrassegnata dalla figura di uno scarabeo; totalizzerà così un numero di punti corrispondente alla somma degli indici delle tessere stesse. Gli altri giocatori a turno lo imiteranno tenendo conto, nel comporre una nuova parola, che dovranno utilizzare almeno una lettera tra quelle che già figurano sul casellario. Le parole si incroceranno così come sullo schema di un cruciverba. A ogni giro ciascun giocatore pesca due tessere che, aggiunte a quelle che già possiede, aumenteranno le sue possibilità di formare nuove parole; chiude la partita chi si libera per primo di tutte le proprie tessere e vince chi totalizza il maggior numero di punti.