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schistosomìasi

sf. [sec. XIX; dal genere Schistosoma (dal greco schistós, scisso, diviso+-soma) +-asi]. Infestazione da Schistosoma, detta anche bilharziosi, che colpisce soprattutto contadini e pescatori che rimangono a lungo in acqua con gli arti inferiori. I parassiti che causano la schistosomiasi appartengono a tre specie principali: Schistosoma mansoni, Schistosoma japonicum, Schistosoma haematobium. Allo stadio adulto sono dei vermi lunghi più di un centimetro, differenziati nei due sessi, che vivono permanentemente accoppiati all'interno di quelle vene che raccolgono il sangue dall'intestino (per le prime due specie) o dalla vescica (per la terza specie). Ogni coppia di schistosomi produce un gran numero di uova (da uno ogni 5 minuti a più di 2 al minuto) secondo la specie e un individuo infetto può avere alcune centinaia di coppie di parassiti nelle proprie vene. Una parte delle uova prodotte riesce a perforare vene e tessuti e a uscire fuori dell'organismo con le feci o con le urine; se queste vengono a contatto con una raccolta di acqua dolce (fiume, lago, pozzanghera) si schiudono e rilasciano nell'acqua una larva nuotante (miracidio) che è capace di penetrare e di incistarsi nel mollusco acquatico che funziona da ospite intermedio. Dopo circa un mese il mollusco parassitato emette nell'acqua decine di migliaia di altre larve infettanti (cercarie) che sono capaci, in questo caso, di penetrare in circa 3 minuti la cute sana di esseri umani che vengono a contatto con l'acqua. Le larve così penetrate crescono, si differenziano nei due sessi e si stabiliscono nella loro sede definitiva (intestino o vescica) dove chiudono il ciclo vitale cominciando a loro volta a produrre uova. La malattia è causata da quella parte di uova (più della metà) che non riescono a uscire all'esterno e rimangono intrappolate o nel fegato o nel sistema urinario. Ogni uovo stimola nell'ospite una reazione immunitaria che consiste in un accumulo di cellule (il granuloma) che con il tempo si trasforma in tessuto connettivo, scompagina la struttura dei tessuti e provoca cicatrici fibrose che impediscono la funzione del fegato o del sistema renale. Le forme cliniche più importanti sono legate alle diverse localizzazioni del parassita: la Schistosomiasi epatica, endemica in Asia, è caratterizzata da febbre, orticaria, dissenteria e successivamente da cirrosi ascitogena; la Schistosomiasi intestinale si manifesta con eruzione eritematosa agli arti inferiori, disturbi colitici con febbre irregolare, anemia di tipo ipocromico con eosinofilia, epatosplenomegalia, grave deperimento organico; la Schistosomiasi vescicale dà una sintomatologia a carico dell'apparato urinario: cistite emorragica, pielite, idronefrosi, ascessi renali vescicali uretrali, fistole, polipi, papillomi con possibile degenerazione maligna, vaginiti, metriti. La diagnosi si basa sul reperto di uova all'esame microscopico del sedimento urinario e delle feci. La profilassi si effettua mediante controlli di laboratorio nelle acque di fiumi e laghi nei quali si sospetti l'infestazione, eliminazione igienica delle feci e delle urine di soggetti malati, ricerca e distruzione di molluschi portatori infetti. La schistosomiasi colpisce anche, con forme analoghe, gli animali, in particolare i bufali. Nei Paesi dove è endemica, la schistosomiasi è spesso asintomatica, oppure si manifesta con sintomi gastrointestinali, epatici, polmonari e vescicali. In alcune zone (per esempio in Egitto) l'infezione vescicale è strettamente correlata con il carcinoma della vescica. La schistosomiasi è una malattia che colpisce nel mondo circa 200 milioni di persone. È prevalente nei paesi tropicali e subtropicali; in alcune regioni d'Italia (per esempio la Sardegna) sono presenti le condizioni climatiche che ne permetterebbero l'esistenza e sono presenti gli ospiti intermedi che trasmettono l'infezione, ma non esiste un ciclo di trasmissione che comprenda l'uomo come ospite definitivo. Sono comunque sempre più frequenti in Italia casi di schistosomiasi importati da paesi extracomunitari. È difficile stimare la mortalità per schistosomiasi perché questa dipende moltissimo dalla quantità di parassiti e da altri fattori; è stato comunque calcolato che ogni anno muoiono parecchie centinaia di migliaia di individui e parecchi milioni soffrono le conseguenze invalidanti della malattia. La terapia è a base di farmaci antibiotici. Nei primi anni del 2000 un gruppo di lavoro, che opera all'interno dell'Istituto di Biologia Cellulare di Roma, ha condotto diversi studi sullo schistosoma, privilegiando principalmente due filoni: da una parte, l'isolamento di antigeni del parassita che possano costituire la base per un vaccino; dall'altra, la comprensione del meccanismo d'azione di alcuni farmaci anti schistosoma come base per la progettazione di nuovi farmaci. Si sta inoltre studiando la possibilità di utilizzare nella terapia della schistosomiasi un gruppo di sostanze, le ciclosporine che mostrano una potente attività contro lo schistosoma e altri parassiti.