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scolàstica

sf. Movimento filosofico nato nelle scholae sorte presso cattedrali e monasteri a partire dal sec. XI e in cui gli insegnanti, detti scholastici, elaboravano e insegnavano le loro dottrine. Scolastica è perciò il nome generico con cui s'indicano diverse dottrine filosofiche e teologiche che, sviluppatesi tra il sec. XI e il XIV, hanno in comune alcuni caratteri fondamentali. Anzitutto il metodo impiegato è quello del sillogismo deduttivo di derivazione aristotelica, anche se le opere di Aristotele si conobbero nel sec. XIII e attraverso la mediazione dei filosofi arabi. I sistemi prodotti dalla scolastica non tendono tanto a fornire strumenti per un'indagine critica, quanto piuttosto a rendere intelligibile il patrimonio della rivelazione cristiana. I contenuti perciò sono desunti dalla Bibbia, dalla patristica e dal platonismo presente nelle opere di Sant'Agostino e di Boezio. Essi sono le auctoritates e la scolastica è anzitutto un commento ai loro scritti, per la comprensione della verità già data. In questo ambito assumono significato le dispute scolastiche sull'autonomia delle singole scienze di fronte alla teologia e sui rapporti tra fede e ragione. Mentre Sigieri di Brabante e Boezio affermano l'autonomia della ragione, gli altri tendono a subordinarla alla fede, senza mai negarne la validità, ma cercando di distinguerne l'ambito di applicazione. Altro grande punto di controversia è la “disputa degli universali”, che è servita, in base alle soluzioni fornite, per distinguere i vari periodi della scolastica: la prima scolastica (sec. XI-XII), l'epoca classica (sec. XIII) in cui emergono le figure di Alberto Magno, Tommaso d'Aquino e Duns Scoto e la tarda scolastca (sec. XIV) con G. di Occam. La scolastica è il più grande sforzo speculativo compiuto nella Chiesa: per questo non è mai morta, ma si è ripresentata come seconda scolastica. Questa va dal sec. XV – il momento del suo rinascere dopo la decadenza – al sec. XVII, in coincidenza con la Riforma cattolica e con il Concilio di Trento. La ripresa della problematica teologica e filosofica della scolastica visse soprattutto in tre indirizzi sorti dalle rovine del periodo precedente: l'occamismo, lo scotismo e il tomismo, nel segno di una forte ripresa del vigore speculativo proprio di queste correnti. Furono soprattutto lo scotismo e il tomismo ad affermarsi nelle maggiori scuole europee, con una serie di commenti alle Summae a opera di uomini come Tommaso De Vio e il F. de Vitoria. Questa ripresa fu ulteriormente favorita dal Concilio di Trento; e soprattutto in Spagna emersero personalità come P. da Fonseca, F. Suarez e L. de Molina, che non si limitarono a ripetere il pensiero precedente, ma strinsero fecondi contatti con la nuova filosofia e con le scienze naturali. La fondazione di La Civiltà Cattolica (1850) e soprattutto l'enciclica Aeterni Patris (1879) di Leone XIII segnano la ripresa del pensiero tomista nei sec. XIX-XX (neoscolastica), il cui sforzo è stato principalmente di dimostrare la validità di scienza alla metafisica e alla teologia contro il pregiudizio della cultura positivista.

Bibliografia

M. de Gaudillac, Le mouvement doctrinal du IX au XIV siècle, Parigi, 1951; E. Gilson, La philosophie au Moyen- Age, Parigi, 1952; S. Vanni-Rovighi, La filosofia patristica e medievale, Roma, 1954; C. Vasoli, La filosofia medievale, Milano, 1961; E. Panofsky, Architettura gotica e filosofia scolastica, Napoli, 1986.