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scorbùto

ssm. [sec. XVII; dal latino scientifico scorbuthus, di prob. origine olandese]. Sindrome da carenza di vitamina C. La malattia è caratterizzata da un inizio subdolo con diminuzione del peso, astenia, depressione, insonnia, anemia; dopo due settimane compaiono emorragie cutanee, sottocutanee e mucose. Nel cavo orale alle emorragie spesso si associano processi flogistici e necrotici a carico delle gengive con ulcerazioni fetide e dolorose; i denti si alterano e si staccano dagli alveoli. Nella cute oltre i fatti emorragici si osservano di frequente eruzioni erpetiformi e bollose e talora anche ulcerazioni estese e difficilmente guaribili. Lo scheletro, nei casi più gravi, può presentare focolai di osteomielite e alterazioni delle cartilagini articolari, che spesso conducono al completo distacco delle epifisi e a deformazioni dei capi articolari tali da ostacolare o da rendere del tutto impossibili i movimenti. La malattia colpisce soggetti costretti per lungo tempo a una dieta uniforme, costituita esclusivamente da cibi conservati, con l'esclusione completa di alimenti freschi. La somministrazione di vegetali crudi, specie di frutti, o di vitamina C ha un effetto preventivo e curativo sicuro: bastano infatti piccole quantità di tale vitamina, o di succo d'arancio o di limone, per far scomparire ogni sintomo. Lo infantile, o morbo di Moeller-Barlow, si manifesta in genere tra il sesto e il diciottesimo mese di vita; è caratterizzato da emorragie multiple nella cute, nel sottocutaneo e nel periostio, tumefazione delle gengive e talora alterazioni ossee e febbre elevata nelle forme a inizio acuto. I sintomi scompaiono con la somministrazione di frutta fresca e di vitamina C. § In zootecnia lo scorbuto colpisce cani, suini e cavie determinando l'insorgenza di anemia, emorragie cutanee e stomatite. La terapia consiste nella somministrazione di vitamina C, di alimenti contenenti tale vitamina e inoltre di ferro e calcio.