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seménte

sf. [sec. XIII; latino sementis, da semen, seme]. Nome con cui in agricoltura si indicano cumulativamente i semi e gli altri organi vegetali, per lo più frutti secchi destinati alla semina (cariossidi, acheni ecc.) e anche le parti vegetative delle piante che vengono utilizzate per il medesimo scopo (bulbi delle cipolle, tuberi delle patate e simili). Il buon risultato di una coltura dipende in gran parte dalle caratteristiche della semente usata e in particolare dalle condizioni di purezza, germinabilità e buona conservazione dei semi. Per purezza si intende la percentuale in peso di seme puro contenuta in un campione, la quale viene determinata separando i semi puri da quelli di altre specie e dai materiali eterogenei. In base alle vigenti disposizioni di legge, il grado di purezza di una semente non deve risultare inferiore al 95%. Per germinabilità si intende la percentuale di semi di un campione considerati in grado di produrre piantine normali. La valutazione di tale fattore tende a determinare sia il potere germinativo (percentuale di semi germinati) sia l'energia germinativa (tempo medio di germinazione). Entrambe le prove di norma vengono effettuate collocando una o più serie di 100 semi in appositi letti di germinazione costituiti da carta bibula o da sabbia, mantenuti in adeguate condizioni di umidità, temperatura, aerazione e illuminazione, e provvedendo quotidianamente al conteggio dei semi germinati.

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