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semìtico

agg. (pl. m. -ci). Proprio dei Semiti: popoli semitici. Come sm., il gruppo delle lingue parlate dai Semiti.Il termine semitico fu coniato nel 1781 da A. L. Schlözer per designare un insieme di lingue i cui parlanti, nella genealogia biblica posta alla base del ripopolamento della terra dopo il diluvio universale (Genesi, cap. X), vengono fatti discendere da Sem, uno dei tre figli di Noè. L'affinità di queste lingue (che sono tra loro molto meno differenziate delle lingue indeuropee) era già parsa chiara ed evidente a orientalisti del sec. XVII, come S. Bochart e H. Ludolf, e fu scientificamente confermata dagli studi posteriori. La classificazione più usuale delle lingue semitiche distingue un ramo orientale costituito dall'accadico (babilonese e assiro) e un ramo occidentale che a sua volta si articola in un gruppo nordoccidentale e in un gruppo sudoccidentale. Il gruppo nordoccidentale comprende l'amorritico, l'ugaritico, il cananeo (ebraico, fenicio, punico, moabitico) e l'aramaico; il gruppo sudoccidentale si suddivide a sua volta in nordarabico (che comprende l'arabo e le sue varietà dialettali antiche e moderne) e il sudarabico (noto nella fase antica nelle due varietà del sabeo e del mineo e nella fase moderna da vari dialetti parlati nell'Arabia meridionale: meḥrī, šḥawri, botahari, harsusi, soqōṭrī) che comprende anche il gruppo linguistico etiopico (geʽez, amarico, tigré, tigray, argobba) importato da Semiti dell'Arabia meridionale. Le principali caratteristiche fonetiche delle lingue semitiche sono: un sistema consonantico particolarmente ricco di suoni, con una tendenza a un'articolazione più arretrata che ha dato luogo alle diverse serie delle consonanti laringali, faringali, uvulari, enfatiche; un sistema vocalico quantitativamente variato, ma qualitativamente limitato in quanto riconducibile ai soli tre timbri vocalici primitivi a, i, u. La morfologia delle lingue semitiche è imperniata su radici trilittere, formate cioè da tre consonanti (ma ne esistono anche di due consonanti, e questo tipo sembra fosse ancora più diffuso in epoca preistorica; quelle invece di quattro consonanti sono più recenti), portatrici del significato nella sua forma più generica, che vengono semanticamente e grammaticalmente determinate con l'aggiunta di prefissi, infissi, suffissi, e con variazioni vocaliche che contrastano con la rigidità della struttura consonantica della radice (la radice ktb col significato fondamentale di “scrivere” può essere in ebraico determinata in numerose forme: kātab, egli scrisse; kōtēb, scrivente; kātūb, scritto; miktāb, lettera; kittēb, egli prescrisse ecc.); il nome ha due generi (maschile e femminile), tre numeri (singolare, duale, plurale), tre casi (soggetto con desinenza antica -u, complemento diretto con desinenza antica -a, caso obliquo o genitivo attributivo con desinenza antica -i), una particolare forma di composizione nominale tipica delle lingue semitiche che prende il nome di status constructus; il verbo ha diversi temi che esprimono le varie modalità dell'azione (intensivo, causativo, conativo); la sintassi, soprattutto più antica, è prevalentemente caratterizzata da processi di coordinazione. Tipici delle lingue semitiche sono sistemi di scrittura in cui solo le consonanti sono segnate (e ciò in armonia con la struttura caratteristica della radice semitica); da quelli semitici derivano la maggior parte degli alfabeti moderni. La parentela delle lingue semitiche con quelle camitiche è basata sul solido fondamento di affinità strutturali fonetiche, morfologiche e lessicali ed è generalmente accettata da tutti. Più discussa e ancora controversa è la parentela delle lingue semitiche con quelle indeuropee.

Bibliografia

Opere introduttive

L. H. Gray, Introduction to Semitic Comparative Linguistics, New York, 1934; H. Fleisch, Introduction à l'étude des langues sémitiques, Parigi, 1947; G. Rinaldi, Le lingue semitiche, Torino, 1954; G. Levi Della Vida (a cura di), Linguistica semitica: presente e futuro, Roma, 1961; G. Garbini, Le lingue semitiche. Studi di storia linguistica, Napoli, 1984.

Grammatiche comparate

C. Brockelmann, Grundriss der vergleichenden Grammatik der semitischen Sprachen, 2 voll., Berlino, 1908-13; De Lacy o' Leary, Comparative Grammar of the Semitic Languages, Londra, 1923.

Problema dei rapporti tra il camito-semitico e l'indeuropeo

L. Heilmann, Camito-semitico e indoeuropeo. Teorie e orientamenti, Bologna, 1959; P. Fronzaroli (a cura di), Paleontologia semitica: il patrimonio lessicale semitico comune alla luce dell'affinità linguistica camito-semitica, Brescia, 1977.