Questo sito contribuisce alla audience di

sensìsmo

Guarda l'indice

Lessico

sm. [sec. XIX; da senso]. Dottrina secondo cui ogni conoscenza deriva esclusivamente dalle sensazioni.

Filosofia

Primi assertori del sensismo furono i cirenaici, specialmente Aristippo di Cirene. Il loro sensismo si configura meglio come un fenomenismo, perché – afferma Aristippo – unica realtà sono le sensazioni e dietro di esse non vi è alcun soggetto conoscibile. Non di soggetto si deve parlare, ma solo di coincidenza fra sensibile e sensazione. Tradotta in principio pratico, la sensazione è fonte del piacere immediato e di questo si deve godere senza affannarsi a cercare i piaceri futuri: utilitarismo dell'immediato in funzione del piacere, cioè edonismo. Al sensismo si uniformò nel sec. XVI anche B. Telesio, che eliminò dalla spiegazione del mondo fisico ogni residuo di trascendenza, indicando nei sensi il mezzo adatto per un'efficace indagine sulla natura in base a principi rigorosamente naturali. J. Locke, analizzando per via psicologica i contenuti della coscienza, li considerò derivati da due fonti: la riflessione (senso interno) e la sensazione (senso esterno). D. Hume distinse le impressioni dalle idee, entrambe stati di coscienza: mentre però le impressioni sono più forti, le idee sono più deboli.

E. de Condillac affermò invece che “unica fonte di conoscenza è il sentire”. In contrasto con R. Descartes egli affermò che pensiero ed estensione non sono frutto d'intuizione, ma idee derivate, come le altre, dalle nostre sensazioni: valgono perciò per il mondo sensibile; non più quindi sensazione e riflessione, come in Locke, ma un unico principio, la sensazione. In tal modo Condillac avanzava con passo deciso verso l'unificazione di tutti gli atti conoscitivi, andando incontro all'ideale unitario vagheggiato da I. Newton, con la stessa esigenza di sistematicità presente in altri sistemi filosofici, ma escludendo ogni apriorismo e ogni pretesa spiegazione incontrollata e sovraempirica per aderire a ipotesi formulate con assoluto rigorismo e sempre confortate dall'esperienza. A queste premesse sensistiche Condillac ancorò anche l'indagine sullo sviluppo della vita psichica. C. A. Helvétius riconobbe che l'impostazione empiristico-sensistica costituisce l'unico modo per spiegare in modo serio la vita psichica e la mise senz'altro a fondamento di una nuova visione del mondo morale. A ogni sensazione si accompagna, secondo Helvétius, una percezione di piacere e di dispiacere, di utile e di danno ed è appunto questa percezione che condiziona la nostra distinzione di un'azione in buona o cattiva. In ultima analisi è l'interesse (singolo o collettivo) che determina il giudizio morale.

Il sensismo ebbe nel sec. XVIII altre manifestazioni nel materialismo di P. Holbach e di J. La Mettrie: per il primo la natura è “materia e movimento” e in essa l'uomo è soltanto “un essere fisico”; per il secondo fondamento di ogni azione umana è solo il piacere sensuale. Nella filosofia contemporanea affini al sensismo sono l'empiriocriticismo e il positivismo. Partendo dall'esperienza pura e cioè dalla sensazione come unica realtà l'empiriocriticismo definisce gli oggetti semplici aggregati di qualità sensibili e l'io l'insieme dei dati recepiti. Il positivismo ritiene che a risultati positivi si giunga solo attraverso la conoscenza dei fatti; di conseguenza la certezza proviene solo dall'osservazione, che è poi lo strumento di cui si avvalgono le scienze sperimentali. Per acquisire questa certezza l'uomo deve abbandonare ogni apriorismo, rinunciare all'assoluto e costruirsi un sistema di leggi e di relazioni che gli consentano di giungere a un'unica concezione della natura e della società, nel pieno rispetto dell'una e dell'altra.

Bibliografia

N. Abbagnano, Bernardino Telesio e la filosofia del Rinascimento, Milano, 1941; E. Cassirer, Storia della filosofia moderna. Il problema della conoscenza, Torino, 1952-56; A. Andrisano, Ricerche di critica della conoscenza, Firenze, 1990.