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seriàle

agg. [sec. XX; da serie]. Disposto in serie. In particolare: A) musica seriale, composizione creata sulla base di una successione preordinata di suoni (questa è, appunto, la serie). § Il principio della musica seriale ebbe la prima, completa applicazione nella dodecafonia: con essa A. Schönberg diede ai dodici suoni della scala cromatica un valore di parità e di interdipendenza tra loro senza nessuna predominanza di una nota su un'altra (com'è invece comune nel sistema tonale), considerando la serie come l'unico principio unificatore di un pezzo. Secondo questi criteri, data una serie e ferme restando le caratteristiche con cui è stata ideata, i suoni dai quali è costituita possono essere modificati attraverso gli artifici della retrogradazione (la serie viene proposta dall'ultima nota alla prima), dell'inversione (riproduzione di tutti gli intervalli per moto contrario) e della retrogradazione dell'inversione (il procedimento precedente è attuato rivoltando l'ordine delle note). Il principio, applicato anche a musiche legate alla tonalità (I. Stravinskij, G. F. Malipiero), con le esperienze postweberniane è stato esteso al timbro, alla dinamica, all'intensità, alla durata e infine ai modi d'attacco.

B) In informatica, modalità con la quale più attività interrelate vengono svolte in successione nella stessa apparecchiatura o sistema. Un classico esempio è la porta seriale, interfaccia fra elaboratore e rete, fra elaboratore e stampante ecc.