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sestìna

sf. [sec. XV; da sesto¹].

1) Strofa di sei versi che, nella forma più consueta, è costituita da endecasillabi tutti a rima alternata, oppure i primi quattro a rima alternata e gli ultimi due a rima baciata, o con altre rime. La sestina può essere formata anche di quinari e settenari, di settenari, di settenari doppi. Il tono della sestina è sempre popolareggiante, ha perciò trovato impiego in liriche di carattere gioioso e satirico. La prima lirica che utilizza lo schema metrico della sestina fu realizzata dal trovatore Arnaldo Daniello (Lo ferm voler qu'el cor m'intra), di sei stanze, con sei endecasillabi ciascuna (in cui le sei parole che terminano i versi della prima stanza sono ripetute nelle altre stanze secondo lo schema ABCDEF FAEBDC CFDABE ECBFAD), chiusa con un commiato di tre endecasillabi. Ripresa anche da D. Alighieri e F. Petrarca che indicarono in Arnaldo il loro modello, la sestina ebbe numerosi imitatori da parte di altri trovatori in lingua d'oc e trovò con il petrarchismo la sua consacrazione nella tradizione lirica europea.

2) In musica, gruppo irregolare dal punto di vista ritmico, in quanto le sei note da cui è costituito stanno, in un tempo a suddivisioni binarie, al posto di quattro. Può essere data come doppia terzina (accenti sulla prima e quarta nota) o tripla duina (accento sulla prima, terza e quinta nota).