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sfollàre

v. intr. e tr. (ind. pr. sfóllo) [sec. XVII; s-+folla].

1) Intr. (aus. essere, non comunemente avere), di folla ammassata in un luogo, allontanarsi, disperdersi, diradarsi. In particolare, allontanarsi da un centro abitato, da una zona, per motivi di sicurezza, per evitare il pericolo di azioni belliche: durante la guerra molta gente era sfollata da Milano; per paura del terremoto la popolazione è sfollata verso la campagna.

2) Tr., sgombrare, liberare un luogo dalla folla in esso ammassata: la polizia ha sfollato i dimostranti. Rifl., di un luogo, sgombrarsi, vuotarsi della folla: lo stadio si sta sfollando. Per estensione, allontanare da un luogo, far sgombrare per ragioni di sicurezza o per motivi militari: i soldati hanno provveduto a sfollare la città.

3) Ridurre il personale di un'azienda, di un ufficio: sfollare la pubblica amministrazione.

4) In agricoltura, sottoporre a sfoltimento.

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