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sifìlide

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Definizione

sf. [dal titolo del poemetto didascalico Syphilis, sive de morbo gallico di G. Fracastoro]. Malattia infettiva, sistemica sostenuta dal Treponema pallidum. Si trasmette principalmente con i contatti sessuali, o per via transplacentare da una donna gestante al suo feto (sifilide congenita). Il decorso è cronico e caratterizzato da lesioni e sintomi a carico della cute, del sangue, di organi interni, riscontrabili con una sequenza che consente di suddividerlo in tre periodi: primario, dovuto all'insieme dei fenomeni locali determinati dalla penetrazione dei germi nell'organismo; secondario, corrispondente alla diffusione del Treponema nel sangue e in tutti gli organi (si manifesta con esantemi); terziario, dovuto alle possibilità di sviluppo del processo morboso in diversi distretti.

Medicina: la sifilide primaria

La sifilide primaria si manifesta, dopo un periodo di incubazione asintomatico di tre settimane circa, con la formazione di un piccolo nodulo (sifiloma primario), duro, non dolente, spesso abraso, con sede cutanea o mucosa nel punto di inoculazione, genitale, perigenitale o extragenitale (labbra, lingua, tonsille, mento, guance, mammelle ecc.). Contemporaneamente, o pochi giorni dopo, compare adenopatia satellite, con ingrossamento delle linfoghiandole regionali, che persiste a lungo. Anche in mancanza di qualsiasi terapia il sifiloma scompare dopo circa un mese senza lasciare tracce. La durata del periodo primario è di 50-70 giorni. La diagnosi precoce è molto importante per poter iniziare subito il trattamento terapeutico, che d'altra parte non può essere attuato se manca la certezza dell'infezione; poiché le reazioni sierologiche diventano positive soltanto dopo 15-20 giorni dal contagio, l'accertamento di laboratorio viene eseguito prelevando parte della componente sierosa dall'abrasione del sifiloma e ricercandovi il Treponema pallidum vivente.

Medicina: la sifilide secondaria

La sifilide secondaria segue a quella primaria nei casi non curati e si manifesta con micropoliadenite generalizzata (con sede elettiva nelle regioni retro- e preauricolari, sottomandibolare, cervicale, epitrocleari, mammarie, ascellari, inguinali) e con alterazioni della cute e delle mucose (sifilodermi), che costituiscono il quadro predominante di questa fase della malattia. Prime a comparire sono le roseole, diffuse ai lati del tronco, di solito di breve durata; regrediscono senza esiti e non recidivano. Seguono sifilodermi papulosi con diffusione in qualunque regione cutanea o mucosa, costituiti da elementi ovalari in lieve rilievo, simmetrici, circoscritti, non confluenti, di colore rosso, duri, ricchi di treponemi e quindi altamente contagiosi se si aprono in caso di macerazione; in mancanza di cure hanno sviluppo lento, di settimane, e si risolvono in 2-3 mesi senza esiti cicatriziali; se invece la diagnosi è sierologica e viene attuata la terapia specifica, regrediscono in 15-25 giorni. Le papule luetiche possono assumere in alcune sedi aspetti particolari: nelle pieghe cutanee, nei genitali, nell'orifizio anale si presentano umide, ipertrofiche o sotto forma di condilomi piani erosi in superficie; nelle commessure labiali e nel cavo orofaringeo come placche opaline; nelle regioni ricche di ghiandole sebacee appaiono ricoperte di croste giallastre (papule seborroiche), mentre sul palmo delle mani e sulla pianta dei piedi di uno strato ipercheratosico (psoriasiformi). Nel decorso della sifilide secondaria possono riscontrarsi alterazioni a carico del sistema pilifero, che si traducono in una caduta dei capelli (alopecia) di solito areolare, e perdita della coda dei sopraccigli; inoltre alterazioni pigmentarie a carico della cute prevalentemente al collo (collare di Venere). I sintomi generali possono anche non essere presenti; tuttavia esiste una forma maligna in cui compaiono febbri di tipo continuo o continuo-remittente intorno ai 37,5 ºC, anemia perniciosiforme, dolori ossei e articolari, crisi cefaliche notturne, splenomegalia, lesioni epatiche con ittero e atrofia giallo-acuta, nefropatie. La sifilide secondaria, in mancanza di cure, ha una durata che varia da 2 a 4 anni, durante i quali le reazioni sierologiche sono tutte positive. Dopo un periodo di latenza, che può durare anni senza apprezzabili manifestazioni cliniche, inizia l'ultima fase della malattia.

Medicina: la sifilide terziaria

La sifilide terziaria è caratterizzata da manifestazioni circoscritte, uniche o poco numerose, spesso raggruppate e figurate, a lenta evoluzione, non dolorose, profonde e distruttive a carico dei tegumenti e di tutti gli organi. Variazioni di intensità del processo morboso sono costituite in ordine crescente dal nodulo e dalla gomma. Oltre alle lesioni a carico della cute possono essere colpiti l'apparato scheletrico (osteiti e osteomieliti gommose, artrite ecc.), l'occhio (irite, atrofia del nervo ottico), l'orecchio, l'apparato digerente, la lingua; con maggiore frequenza sono colpiti però l'apparato cardiovascolare e il sistema nervoso. L'aortite deve considerarsi la forma più frequente della sifilide tardiva: essa assume un'importanza rilevante quale coefficiente di morbilità e di mortalità per la sifilide. Interessa il tratto iniziale dell'arteria, al di sopra delle semilunari, estendendosi poi verso l'alto, senza però mai interessare il tratto discendente; alle lesioni consegue una sostituzione del tessuto elastico e muscolare della parete arteriosa con connettivo cicatriziale e quindi una sensibile perdita di resistenza e di elasticità condizionante rigidità delle valvole, dilatazioni e aneurismi del vaso. Sono molteplici inoltre le possibili compromissioni del sistema nervoso (nevriti, polinevriti, encefaliti, mieliti, meningiti ecc.) e le cosiddette affezioni metasifilitiche quali la tabe dorsale e la paralisi progressiva. Le reazioni sierologiche durante il periodo terziario sono positive.

Medicina: la sifilide congenita

La sifilide congenita si trasmette al feto per via transplacentare dalla madre luetica in fase attiva o di latenza, ma non prima della quinta settimana. La sifilide durante la gravidanza può determinare l'aborto, di solito al 4º-5º mese, oppure un parto prematuro con feto morto, o infine un parto a termine con manifestazioni sifilitiche precoci o tardive. Le manifestazioni che si rivelano in periodo neonatale sono: rinite ipertrofica (corizza luetica), placche mucose alle commessure labiali con ragadi, sifilodermi eritematomaculosi con papule e bolle sul lato palmare delle mani e sulla pianta dei piedi (pemfigo sifilitico), alterazioni scheletriche con impotenza funzionale degli arti colpiti (pseudoparalisi di Parrot), splenomegalia, idrocefalo acuto ecc. Superato il periodo neonatale possono insorgere lesioni proprie della sifilide e tutte le manifestazioni della sifilide congenita.

Medicina: terapia

La diagnosi di sifilide viene fatta con l'esame clinico e con indagini di laboratorio quali la ricerca diretta del Treponema pallidum al microscopio, i test sierologici (fra cui il test VDRL) e altre prove sierodiagnostiche più specifiche. La prognosi è tanto più favorevole quanto più precoci sono la diagnosi e l'inizio di un'adeguata terapia. L'indirizzo generale della terapia varia notevolmente in rapporto alla gravità e alla fase evolutiva della malattia. Tuttavia, data la notevole sensibilità del Treponema pallidum alla penicillina, tale antibiotico costituisce oggi il farmaco di elezione, perché fornisce eccellenti risultati sia nelle forme sieronegative sia in quelle sieropositive.