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signorìa

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Lessico

(anticamente segnorìa), sf. [sec. XIII; da signore].

1) La condizione del signore in senso storico; potere, autorità, dominio del signore: acquistare, mantenere, perdere la signoria. In particolare, forma di governo instauratasi nel tardo Medioevo in molte città italiane: l'età delle signorie; la signoria dei Visconti a Milano; il supremo organo esecutivo dello Stato in tale periodo: il palazzo della signoria. Anche la città, l'unità territoriale governata da un signore: le lotte tra le varie signorie.

2) Per estensione, governo in genere, specialmente assoluto: la signoria dei Borboni. Più astrattamente, potere, predominio: la signoria della Repubblica di Venezia si estendeva su tutto l'Adriatico; lett.: essere in signoria di qualcuno, essere in suo potere.

3) Titolo, appellativo che veniva dato ai signori e alle persone di riguardo (per lo più con l'iniziale maiuscola): Sua Signoria; le Signorie Loro. Oggi sopravvive nell'uso cerimoniale: la Signoria Vostra (abbreviato SV) è pregata di intervenire alla cerimonia.

4) Fig., non comune, comportamento da signore, raffinatezza di modi. A Firenze e a Venezia e in qualche altra città, si chiamarono collettivamente signoria i massimi organi del governo repubblicano.

5) In Francia, dal sec. V, seigneurie fu un territorio soggetto alla giurisdizione di un seigneur con attributi feudali, trasformatosi via via in semplice proprietà, e come tale sopravvissuto alla scomparsa, con la rivoluzione del 1789, dei resti del feudalesimo e delle relative reliquie della servitù.

Storia

Nella storia d'Italia rappresenta l'ultima fase di evoluzione del comune cittadino, che da repubblica si trasforma in monarchia di fatto (tirannia). Lungo un amplissimo arco di tempo, tra la prima metà del sec. XIII (Verona, Milano) e la prima metà del XV (Firenze), ma più frequentemente nel XIV, per effetto delle profonde trasformazioni politico-sociali provocate dall'emergenza del ceto borghese e dal declino dell'aristocrazia feudale, alle strutture organizzative del comune, divenute inadeguate a contemperare i molteplici e contrastanti interessi cittadini e a frenare le continue lotte di parte, si sovrappone l'autorità personale di un uomo eminente (capo della parte vincente o soldato di valore o prestigioso per tradizioni familiari o censo), a cui viene affidata la balìa o signoria della città per un certo periodo di tempo e spesso a vita. Il signore si presenta di regola come pacificatore, sollecito del bene comune e custode dell'ordinamento politico vigente, che però va ovviamente perdendo via via la sua autonomia. Egli tiene a dare alla sua posizione una veste di legittimità nell'ambito delle istituzioni comunali, che gli assicuri formalmente il consenso popolare, e si fa conferire la carica di podestà, anziano, capitano del popolo e simili, tradizionalmente di breve durata, per più anni o a vita, alterandone così radicalmente il significato. Oltre alla legittimazione popolare, ottiene spesso quella imperiale o, nei domini della Chiesa, pontificia, col titolo di vicario e talvolta, a partire dalla fine del sec. XIV, con un titolo principesco ereditario (duca, marchese, conte). Così la signoria si inserisce nell'ordinamento feudale e diventa principato. Il fatto che la signoria di uno solo fosse riconosciuta in diverse città portò alla formazione di Stati territoriali più o meno ampi, superando il particolarismo comunale; tali gli Stati degli Scaligeri di Verona, dei Visconti di Milano, degli Estensi di Ferrara, dei Gonzaga di Mantova, dei Medici di Firenze. I problemi giuridici, politici ed etici furono ampiamente discussi da pubblicisti e letterati dei sec. XIV-XVI, da Bartolo di Sassoferrato a C. Salutati, a N. Machiavelli, che a essi dedicò la sua opera più famosa, Il Principe.

Bibliografia

L. Simeoni, Le signorie, Milano, 1950; N. Valeri, Le origini dello Stato moderno in Italia (1328-1450), Torino, 1965; idem, L'Italia nell'età dei Principati, Milano, 1969; E. Sestan, Italia comunale e signorile, Firenze, 1989.