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silùro (militaria)

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Lessico

Sm. [sec. XIX; da siluro (zoologia), per la forma].

1) Arma subacquea mobile lanciata da sottomarini e da mezzi di superficie contro unità di superficie o subacquee.

2) Per estensione: siluro umano, volontario pronto a lanciarsi, con un mezzo carico di esplosivo, contro l'obiettivo nemico per annientarlo. In questo senso, anche come agg. posposto: uomo siluro.

3) Fig., mossa offensiva improvvisa e segreta, diretta a colpire una persona, a compromettere un progetto e sim.: un siluro che ha fatto fallire la proposta di legge.

Tecnologia

I siluri possono essere azionati da motrici a combustione o elettriche e vengono regolati affinché mantengano velocità, profondità e direzione stabilite. Sono dotati di una carica esplosiva da 100 a 300 kg e sono in genere in grado di percorrere fino a 6 miglia alla velocità prefissata minima di 30 nodi. Per tragitti più brevi i siluri possono raggiungere velocità di 45-55 nodi. Speciali apparecchiature consentono di predisporre la rotta del siluro fino nel campo del bersaglio. Dispositivi di ricerca e di guida automatica, magnetici, termici, acustici, ecogoniometrici li guidano da quel momento sul bersaglio, contro il quale vanno a esplodere. Generalmente il siluro ha una lunghezza di 5-6 metri; i calibri più comuni sono il 530 e il 320 mm; con circonferenza da 450 a 550 cm e i più piccoli vengono utilizzati dagli aerosiluranti o dalle navi di superficie per la lotta antisommergibile. Sono costituiti da 5 parti: testa (involucro per l'esplosivo e il sistema di detonazione), serbatoio (contenitore di forma cilindrica con aria compressa da 250 a 300 atmosfere, riscaldata, destinata all'alimentazione del motore), compartimento per l'immissione di aria a pressione inferiore nel motore, apparato motore, poppa con regolatori di immersione e stabilizzatori. Nei siluri con motori elettrici il serbatoio e il compartimento per l'aria lasciano il posto alle batterie di accumulatori indispensabili all'alimentazione dei motori, preferiti a quelli a combustione per la minore rumorosità ma capaci di minore velocità e autonomia. Macchina sommamente complessa, il siluro richiede, anche per la manovra, alta specializzazione. I siluri da esercitazione sono regolati in modo da passare sotto la nave bersaglio per essere poi recuperati grazie alle cariche di fosforo fortemente luminose e fumose che entrano in azione subito dopo l'emersione. Il primo siluro vero e proprio venne costruito nel 1866 dal capitano austriaco J. Luppis in collaborazione con l'inglese R. Whitehead (titolare di uno stabilimento di Fiume). Apparvero poi intorno al 1871 il siluro Rendel con sistema di controllo dell'assetto longitudinale e il siluro Howell, messo in movimento per effetto giroscopico di una massa pesante messa in rapida rotazione prima del lancio da un motore ad aria compressa. Gli stessi Luppis e Whitehead perfezionarono successivamente la loro invenzione che trovò largo impiego nella prima guerra mondiale, soprattutto da parte della Germania che aveva attrezzato una potente flotta sottomarina. L'Italia si appoggiò invece più massicciamente alle motosiluranti. Il siluro trovò un impiego meno efficace durante il secondo conflitto mondiale nel corso del quale l'Italia predilesse spesso il ricorso agli aerosiluranti. Il siluro antinave tende oggi a scomparire, per il pericolo cui è soggetta l'unità costretta ad avvicinarsi grandemente al bersaglio per lanciare l'ordigno, e viene più efficacemente sostituito dalle telearmi. I siluri antisommergibili costituiscono invece una delle maggiori componenti dell'armamento delle navi scorta di ogni dimensione.

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