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silicòsi

sf. [sec. XX; da silico-+-osi]. Tipo particolare di pneumoconiosi fibrotico-evolutiva dovuta all'inalazione prolungata di polveri contenenti silice; è una malattia professionale diffusa tra minatori, cavatori, lavoratori del vetro, della ceramica, dei laterizi e anche tra operai che più o meno direttamente vengono a contatto con polveri siliciche. La silicosi si manifesta spesso senza sintomi specifici; solo all'esame radiologico dei polmoni si evidenzia un'accentuazione del disegno parenchimale (fase iniziale), poi la presenza di immagini nodulari e infine masse di noduli confluenti con l'interessamento dei linfonodi ilari. Il periodo di esposizione necessario per l'instaurarsi della malattia varia secondo l'intensità del rischio: da qualche mese a 1-2 anni se si tratta di perforazione a secco di roccia quarzifera; da 5 a 10 anni negli addetti alla soffiatura del vetro; da 15 a 20 anni nella maggior parte dei minatori. I segni clinici si manifestano quando la fibrosi polmonare, la bronchite e l'enfisema che ne consegue provocano una sensibile riduzione della superficie necessaria agli scambi gassosi alveolocapillari. Compare una dispnea da sforzo, continua nelle forme più avanzate, anche perché la grave riduzione della superficie respiratoria determina l'instaurarsi di un cuore polmonare cronico; la dispnea è quasi sempre accompagnata da tosse, dapprima con escreato mucoso e poi purulento. Una particolarità che distingue la silicosi pura dalle pneumoconiosi da polveri inerti o da polveri miste con scarso contenuto in silice è la sua evoluzione. Si tratta infatti di una fibrosi polmonare progressiva e inarrestabile, qualora sia stato raggiunto un certo grado di danno anatomico, rappresentato dalla formazione dei noduli che fatalmente evolvono verso lesioni più gravi e diffuse.

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