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sinèdrio

sm. [sec. XVII; dal greco synedrion, da sýn, insieme, e hédra, seggio].

1) Nell'antica Atene, collegio formato da un alto magistrato (arconteeponimo, basileus o polemarco) e dagli assessori (paredri) che lo coadiuvavano. Più in genere, riunione dei rappresentanti di varie associazioni nazionali, anche presso altri popoli dell'antichità.

2) Tribunale supremo degli Ebrei, formato da 70 membri, che assistevano il sommo sacerdote. Essi appartenevano a tre categorie: i sommi sacerdoti che già avevano esercitato l'incarico e ne erano stati deposti e i membri delle loro famiglie; gli anziani o aristocrazia laica, formata da principi sadducei; gli scribi o dottori della legge, per lo più laici di principi farisei. Benché gli scribi fossero entrati per ultimi e numericamente in minoranza, le loro decisioni finirono per avere il sopravvento, data la loro competenza giuridica. L'esistenza del sinedrio è comprovata non prima del 260 a. C. Esso rimase la maggiore autorità indigena fino all'età cristiana. Cessò di esistere nel 70 d. C.

3) Fig. scherzosamente, consesso, riunione in genere, specialmente di persone autorevoli o influenti.

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