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sincretìsmo

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Lessico

sm. [sec. XIX; dal greco synkrētismós, propr., coalizione al modo dei Cretesi (contro un nemico comune)].

1) Convergenza e coesione di elementi dottrinali diversi, realizzate in seguito a esigenze pratiche e col fine di comporre un sistema ideologico o religioso unitario.

2) In linguistica, il confluire di più funzioni in una sola forma: sincretismo dei casi si ha nelle lingue germaniche antiche dove le funzioni di ablativo, locativo e spesso anche di strumentale sono confluite nel caso dativo.

3) In psicologia genetica, specie nell'uso di psicologi francesi, caratteristica del pensiero infantile che si pone di fronte al mondo esterno come di fronte a un tutto indifferenziato e relativamente astrutturato.

Religione

Il termine, che pare sia stato usato per la prima volta da Plutarco, in origine definiva un'alleanza di tutti i Cretesi contro un comune nemico. Poiché i Cretesi erano famosi per le loro continue discordie e rivalità interne, il vocabolo passò a significare ogni accostamento disarmonico fra elementi fra loro discordi e inconciliabili. Nell'epoca moderna, il termine fu adottato dapprima per un'ipotesi di umanesimo cristiano, superante la separazione della cristianità in cattolici e protestanti (a partire da Erasmo da Rotterdam, sec. XVI); quindi, in senso peggiorativo, dalla polemica rigorista (sia cattolica sia protestante) contro ogni tentativo di conciliare ciò che si considerava inconciliabile. Al di là di questi limiti teologici e filosofici, il termine fu ripreso dagli studiosi di storia delle religioni per indicare una forma di religione pagana dell'antichità, recettiva di prodotti di culture diverse (orientali innestati in un corpo greco-romano), in opposizione a un cristianesimo che non ammetteva compromessi con altre religioni. In tal senso fu formulata l'antitesi tra sincretismo pagano e conversione cristiana. Nel mondo di interesse etnologico il termine è usato per indicare nuove formazioni religiose sorte dall'incontro della cultura europea (cristiana) con le culture dei popoli indigeni. Pur avendo un carattere spiccatamente religioso, tali formazioni portano avanti istanze che superano la religiosità; rivendicano cioè la libertà dalla servitù e cercano di evitare la completa perdita di identità culturale. Ogni sincretismo religioso è caratterizzato dalla presenza di un profeta, iniziatore della nuova religione, che quasi sempre si appoggia sulla mitologia tradizionale delle origini. Il profeta in genere inizia il culto in seguito a una visione in cui la divinità gli manifesta il suo destino. Il mito base del sincretismo religioso si riallaccia sempre ai miti delle origini della cultura locale per cui, oltre al profeta, entrano in gioco figure divine, che sono diverse secondo le culture esaminate. Si avranno così l'Essere Supremo, gli spiriti dei morti o gli eroi culturali, come enti indispensabili alla funzionalità della nuova religione. Le religioni profetiche hanno sempre un mito di ritorno alle origini, che si manifesta in un clima di attesa, appoggiato e incrementato da profezie escatologiche e apocalittiche che annunziano cataclismi, ritorni dei morti, disordine, distruzione del mondo e sua rigenerazione, come punto di partenza per un'epoca di benessere e di salvezza. A volte nel mito compare la figura di un Messia umano, visto come agente ricreatore dell'ordine sconvolto, la cui persona è strettamente connessa con l'eroe fondatore della cultura, di cui si aspetta il ritorno, oppure viene identificato con l'antenato capostipite della società. Talora, come avviene per esempio in Melanesia, gli stessi europei sono visti come “messia”, perché identificati con gli spiriti dei morti di cui si aspetta ansiosamente il ritorno in quanto apporteranno benessere e salvezza. Vi sono anche movimenti religiosi dovuti a crisi interne di carattere politico, sociale e culturale, intervenute per esempio nell'immediato dopoguerra. Questo fenomeno si verifica nelle civiltà occidentali e anche in quelle indigene, dove esistono religioni nuove sorte indipendentemente dal contatto europeo, che mirano a un rinnovamento della realtà vigente e che sono dovute a conflitti puramente interni. Le religioni sorte in seguito a contatti fra culture diverse sono in genere differenti da quelle derivate da conflitti interni. Nel primo caso il rinnovamento e la via alla salvezza sono individuati nella reazione contro tutte le istituzioni straniere; nel secondo caso, invece, la salvezza si attua nell'azione religiosa e morale più che in quella politica: esiste un'esigenza di evasione dalla realtà, un bisogno di trovare una nuova realtà extrastorica da contrapporre alla spiacevole realtà vigente, esigenza che non si attua però con azioni modificatrici di tipo violento. È molto frequente la formazione di vere e proprie “chiese”, rispondenti a un bisogno interno di ordine e di organizzazione, che manifestano l'esigenza di fondare nella realtà una società di nuovo tipo. Quasi tutti i movimenti religiosi hanno come inizio un periodo spiccatamente xenofobo e poi si volgono invece a un processo di aggiustamento, in cui avviene sempre una maggiore integrazione di elementi cristiani, visti a volte in senso puramente magico. Tali elementi non sono accettati in modo passivo, a causa della soggezione al mondo europeo, ma in modo creativo, in risposta a un reale bisogno di valori diversi che diano maggiore impulso alla nuova religione.

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