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sinfonìa

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Lessico

sf. [sec. XIV; dal greco symphōnía, concordanza di suoni].

1) Lett., complesso armonico di suoni: “la dolce sinfonia di Paradiso” (Dante). Comunemente fig., insieme ben armonizzato di elementi vari: una sinfonia di colori. Ironicamente, complesso di rumori noiosi, sgradevoli: che sinfonia, quel bambino che piange! Anche discorso noioso, monotono, specialmente se di lamentela o rimprovero: tutti i giorni suo padre gli fa la solita sinfonia.

2) Composizione orchestrale divisa in più tempi (per lo più quattro).

Musica

Il termine assunse il significato oggi in uso solo nel sec. XVIII: nell'antica Grecia equivaleva a “unione di suoni” e a “consonanza”; fu poi usato in accezioni estremamente generiche, ma nel corso del sec. XVII venne riferito prevalentemente a composizioni strumentali, tra l'altro a brani che precedevano l'opera o composizioni vocali. Verso la fine del Seicento, soprattutto con A. Scarlatti, la sinfonia operistica italiana si fissa nella successione di tre parti, allegro, adagio, allegro (a differenza della ouverture francese): analoga articolazione presenta la sinfonia da concerto, influenzata da quella operistica fino a ca. il 1750. Tra il 1730 e il 1780 ca. si ebbe in Europa una vastissima fioritura sinfonica, con caratteri diversi secondo i centri e i Paesi. Si ricordano, in Italia, G. B. Sammartini, L. Boccherini, G. Pugnani; in Austria, M. G. Monn, G. C. Wagenseil, C. d'Ordoñez, J. K. Vanhal, L. Hoffmann, K. D. von Dittersdorfin Germania, C. Ph. E. Bach e i maggiori maestri della Scuola di Mannheim; in Francia, F.-J. Gossec. Le sinfonie giovanili di F. J. Haydn e W. A. Mozart appartengono anch'esse alla fioritura della sinfonia di stile galante: a opera loro si compie il passaggio alla sinfonia classica, definita in quattro tempi (in genere allegro, andante o adagio, minuetto, presto o allegro), con il primo tempo in forma sonata e l'ultimo costruito analogamente oppure in forma di rondò, e sostenuta tutta da un impegno intellettuale e compositivo che supera ogni carattere di “musica da intrattenimento” ravvisabile in gran parte della produzione sinfonica precedente. In L. van Beethoven la dilatazione del respiro sinfonico, che assume una complessità prima sconosciuta, si compie in funzione di un drammatismo, di un impegno comunicativo che condizionano il carattere e la storia successiva della sinfonia. Dopo Beethoven essa diventa il genere per eccellenza destinato a essere veicolo di messaggi di vasta portata. Dopo le immature prove giovanili, F. Schubert diede al sinfonismo romantico due testi originalissimi, e grande rilievo assunse la sinfonia nella produzione di R. Schumann e F. Mendelssohn, mentre con H. Berlioz e poi con F. Liszt il genere si aprì a suggestioni programmatiche. Nella seconda metà del secolo un personalissimo classicismo si affermò nella produzione sinfonica di J. Brahms, contrapponendosi alle soluzioni di A. Bruckner, per diversi aspetti innovatrici e influenzate da R. Wagner. L'affermarsi delle scuole nazionali determinò una produzione sinfonica in Cecoslovacchia con A. Dvořák e in Russia con A. Borodin e, in una diversa impostazione stilistica, con P. I. Čajkovskij e A. Skrjabin. In Francia vanno ricordate soprattutto le sinfonie di C. Franck e C. Saint-Saëns. Tuttavia l'esperienza sinfonica più significativa della fine del sec. XIX appare quella di G. Mahler, che sancisce in senso ideale la fine della sinfonia classico-romantica e si proietta con le sue tragiche lacerazioni verso l'espressionismo. Il carattere di tonalità che aveva ancora la sinfonia ottocentesca appare definitivamente infranto nelle esperienze di fine secolo. Nel Novecento il genere viene coltivato solo in apparizioni epigoniche (come in J. Sibelius o in C. A. Nielsen) o con soluzioni particolari e problematiche, come quella della Sinfonia da camera op. 9 di A. Schönberg e della Sinfonia op. 21 di A. Webern. A un recupero di messaggi “positivi” sembra tendere il sinfonismo sovietico di S. Prokofev e di D. Šostakovič con esiti peraltro, nei casi migliori, piuttosto complessi e problematici. Alla sinfonia si rivolsero inoltre numerosi compositori di gusto neoclassico, tra cui D. Milhaud, A. Honegger, P. Hindemith. A sé va considerata la singolare esperienza dell'americano C. Ives.

Bibliografia

E. Borrel, La Symphonie (formes, écoles et œuvres musicales), Parigi, 1954; B. S. Brook, La Symphonie française dans la seconde moitié du XVIIIe siècle, Parigi, 1962; U. von Rauchhaupt, Il mondo della sinfonia, Milano, 1973.