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sipàrio

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Lessico

Sm. [sec. XVII; dal latino siparíum].

1) Telone o tendaggio che nei teatri separa la scena dalla sala; viene aperto e chiuso al principio e alla fine della rappresentazione ed eventualmente di ogni atto; nelle loc.: alzare, calare il sipario., iniziare, terminare la rappresentazione. Fig.: calare il sipario su un avvenimento, non parlarne più, considerarlo concluso.

2) Per estensione, ciò che costituisce schermo, ostacolo alla vista: un sipario di alberi; sipario di ferro, lo stesso che cortina di ferro.

Teatro

Presso i Romani si utilizzava l'auleum, un telo simile al nostro attuale sipario, che veniva fatto cadere dall'alto dentro una fossa antistante al proscenium. Sconosciuto al teatro sacro medievale, il sipario ricomparve nel Rinascimento e in genere cadeva ad auleum in apertura di spettacolo. Soltanto verso la fine del Settecento il sipario cominciò a venire usato anche tra gli atti. I tipi di sipario oggi più frequenti sono quelli che si aprono al centro raccogliendosi ai lati del boccadopera in pieghe verticali (alla greca), o in pesanti panneggi rialzati (all'italiana) che possono anche salire parzialmente (all'imperiale). Il sipario istoriato ottocentesco che saliva “in prima” si chiamava telone; quello di comodo, usato tra gli atti (e oggi sostituito da siparietti), comodino. Tutti i teatri dispongono in genere di un sipario di sicurezza in metallo o materiale ininfiammabile.

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