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sivièra

sf. [sec. XX; latino volg. cibaria, f. sostantivato di cibaríus, da cibus, cibo]. Recipiente, detto anche secchia di colata, utilizzato per il trasporto del metallo fuso. È costituita da lamiera di spessore opportuno, rivestita internamente di materiale refrattario. Le forme e le dimensioni delle siviere sono diverse: si hanno infatti siviere per manovra a mano, della capacità di pochi kg di metallo fuso, utilizzate per piccole fusioni, fino a siviere della capacità di 100 t e più. Queste ultime sono utilizzate solitamente per ricevere la ghisa spillata dall'altoforno in alternativa ai carri-siluro, oppure per ricevere l'acciaio proveniente dai forni di conversione e affinazione. Il trasferimento del metallo liquido dalla siviera alle lingottiere o alle forme può avvenire inclinando la siviera mediante rotazione attorno ai perni di sostegno (sistema utilizzato per siviere di piccola capacità, per esempio nelle fonderie) oppure mediante scarico dal fondo (sistema utilizzato in acciaieria). Le siviere per acciaierie sono di forma troncoconica, dotate di due pernoni che servono per il sollevamento e il trasporto con gru. Sul fondo, in posizione eccentrica, hanno un foro per la fuoruscita del metallo liquido, munito di un tappo in materiale refrattario comandato da una leva. Nelle siviere più moderne lo scarico viene effettuato attraverso uno scaricatore a cassetta.

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