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soggètto (sostantivo)

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Lessico

sm. [sec. XIV; dal latino tardo subiectum, neutro sostantivato di subiectus, soggetto (aggettivo)].

1) Argomento, tema fondamentale; oggetto: il soggetto di un discorso, della lezione, dell'articolo; un romanzo di soggetto storico; il soggetto di un quadro, l'argomento in esso dipinto; in fotografia, la scena inquadrata oppure l'argomento di un servizio o reportage; in ambito teatrale, sinonimo di scenario della Commedia dell'Arte, secondo l'uso secentesco; in cinematografia, l'idea da cui si trae la sceneggiatura di un film. In particolare, in musica, nella fuga, il tema, cioè l'elemento melodico-ritmico più importante sul quale viene costruita la composizione. Appena esposto, gli si contrappone, contrastandolo, il controsoggetto. Soggetto cavato, loc. introdotta da G. Zarlino nel 1588 che indica sia la citazione di temi altrui da parte dell'autore di un pezzo, sia un tema ricavato da un nome, mediante la notazione alfabetica: per esempio, Bach, che corrisponde alle note si bemolle (B), la (A), do (C), si naturale (H).

2) Persona o cosa di cui si sta trattando, che viene presa in considerazione per particolari motivi: il soggetto che stiamo esaminando. In particolare, in medicina, individuo che presenta particolari caratteri clinici o disposizioni patologiche: un soggetto linfatico, nevrotico, ipersensibile. familiare, individuo in genere, persona, tipo, per lo più in frasi che esprimono un giudizio negativo: un soggetto difficile; un pessimo soggetto; bel soggetto quel tuo amico!

3) In filosofia, ciò a cui si attribuiscono qualità o determinazioni; più specialmente, ciò che è sotto le varie determinazioni, le sostiene, ne è l'unità e il fondamento (v. oltre).

4) In logica matematica, in una proposizione categorica, ciò a cui viene attribuita una proprietà.

5) In agraria, sinonimo di portainnesto.

Teatro e cinema

Nella Commedia dell'Arte è, per citare la famosa definizione di A. Perrucci, “una tessitura delle scene sopra un argomento formato, dove in compendio si accenna a un'azione che deve dirsi o farsi dal recitante all'improvviso, distinguendosi per atti e per scene”. Vale a dire ciò che gli autori e i trattatisti delle epoche successive chiamarono generalmente scenario. Il soggetto poteva essere originale o tratto da materiale scritto; doveva comunque essere rimpolpato di lazzi (o gag) e concetti (o battute) dagli attori. In questo senso si dice ancora oggi recitare a soggetto quando, anziché seguire le battute di un copione, si improvvisa su un tema determinato. È un utile esercizio per l'allievo attore e anche durante le prove di uno spettacolo, è pratica comune dell'attore di varietà o di cabaret, è stata abitudine, spesso deplorata, dei grandi mattatori in lingua e in dialetto del secolo scorso e del primo trentennio di questo. Nel gergo dei comici, poi, si chiama soggetto ogni aggiunta, generalmente intesa a strappare risate, fatta dall'attore al copione. Si hanno in tal senso soggetti tramandati dalla tradizione per particolari testi e soggetti legati al singolo interprete se non addirittura alla singola serata. Nel cinema, prima fase dell'elaborazione del testo scritto di un film. Consiste nell'esposizione dell'argomento, della trama, dell'intreccio del racconto, e può essere desunto da un'idea preesistente (come per esempio un'opera letteraria o teatrale) oppure risultare “originale”, vale a dire scritto espressamente per lo schermo. Questo testo, privo di specifiche tecniche e operative, mantiene una forma di tipo letterario che, attraverso successivi passaggi (dalla scaletta al trattamento), si trasforma nella sceneggiatura definitiva.

Diritto: generalità

Ogni uomo e donna (persona fisica) e ogni altro ente al quale è riconosciuta la personalità giuridica (persona giuridica). Ogni soggetto è titolare di diritti e di obblighi che costituiscono il suo patrimonio giuridico ed è legato agli altri soggetti del suo ordinamento e degli altri ordinamenti mediante rapporti giuridici.

Diritto: soggetto-persona fisica

Il soggetto-persona fisica esiste come soggetto di diritto con la nascita, che è fondamento e inizio della sua esistenza nel mondo del diritto. Con essa infatti acquista la capacità giuridica ossia l'idoneità a essere titolare di diritti soggettivi. La nascita si ha col distacco del feto dal corpo della madre ed è sufficiente, perché sorga un soggetto con suoi diritti (per esempio quelli ereditari), che il nuovo essere nasca vivo, mentre non è richiesta la vitalità. Per il diritto, anche un soggetto non ancora venuto alla luce o nascituro o addirittura non ancora concepito è titolare di diritti quali la capacità di succedere per causa di morte e di ricevere donazioni, purché si avveri l'evento della nascita, che funge così da condizione sospensiva dell'efficacia di tali diritti. Ogni persona, appena nata, deve essere denunciata all'ufficio dello stato civile dove si redige un atto di nascita, che farà prova dell'esistenza del soggetto; in esso sono indicati il comune, la casa, il giorno, l'ora della nascita, il sesso e il nome del bambino; in mancanza dell'atto di nascita è necessaria una sentenza dell'autorità giudiziaria che accerti il fatto della nascita. Il soggetto è identificato nei rapporti giuridici dal nome, costituito dal cognome (per esempio Rossi) e dal prenome (per esempio Mario), dal sesso e dal luogo e data di nascita. La persona fisica può dimostrare la sua identità principalmente con l'esibizione dei cosiddetti documenti di identità quali la carta di identità, il passaporto e simili muniti di fotografia; oppure mediante un atto di notorietà, con cui un pubblico ufficiale (notaio, pretore, console) attesta che almeno quattro testimoni hanno giurato che, per esempio, Mario Rossi è Mario Rossi; o mediante il riconoscimento di un soggetto davanti al giudice penale. La fine del soggetto-persona fisica avviene solo con la morte, comprovata dall'atto di morte che deve contenere il luogo, il giorno e l'ora della morte; le generalità, l'età e la professione del defunto; le generalità del coniuge e dei genitori di lui e quelle del dichiarante. La persona fisica opera giuridicamente perché è dotata di capacità di agire ossia dell'attitudine ad acquistare e a esercitare da sola, cioè con la propria volontà, diritti soggettivi e ad assumere da sola obblighi giuridici. Tale capacità si acquista a diciotto anni compiuti. Limitazioni alla capacità giuridica derivano dall'età, dalla salute e da alcune condanne penali; alla capacità di agire dall'interdizione, dall'emancipazione, dall'inabilitazione e dall'incapacità (anche temporanea) d'intendere e di volere.

Diritto: soggetto-persona giuridica

Il soggetto-persona giuridica è un complesso di persone (associazione) o di beni destinati a uno scopo lecito (fondazione), riconosciuto dall'ordinamento giuridico come un centro avente una sua autonomia patrimoniale, ossia un complesso di diritti e obblighi distinti da quelli delle persone fisiche che lo compongono o lo dirigono. Le persone giuridiche si distinguono in: pubbliche, se perseguono fini d'interesse generale; private, se attendono a fini di lucro o d'interesse particolare. Il soggetto-associazione sorge con un atto costitutivo, redatto con la forma dell'atto pubblico, tra le persone che ne fanno parte. Il soggetto-fondazione sorge con un negozio di fondazione col quale alcuni beni vengono separati dal patrimonio di una persona fisica per essere destinati a uno scopo. Affinché la persona giuridica sorga pienamente è necessario il riconoscimento dello stato italiano concesso con decreto del presidente della Repubblica. Basta un riconoscimento generico per le società che acquistano la personalità giuridica con l'iscrizione nel registro delle imprese. Le persone giuridiche operano giuridicamente e manifestano la propria volontà secondo uno statuto e attraverso persone fisiche chiamate organi (per esempio gli amministratori); sono identificate mediante la nazionalità, la sede e gli organi che ne hanno la rappresentanza legale. Si estinguono non per morte, ma per le cause previste dall'atto costitutivo o dallo statuto, per raggiungimento o impossibilità dello scopo, per scioglimento disposto dall'assemblea o dal governo e in genere passando per la fase liquidatoria, nella quale si compiono solo gli atti necessari per fare estinguere in concreto il soggetto (per esempio la vendita dei beni sociali e la distribuzione del ricavato agli aventi diritto). Le vicende più importanti delle persone giuridiche, in particolare delle società commerciali, sono rese pubbliche mediante pubblicazione in appositi registri tenuti dalle cancellerie dei tribunali, in modo che ogni interessato possa conoscere se il soggetto è stato riconosciuto e quale ne sia il patrimonio.

Diritto amministrativo

In diritto amministrativo, i soggetti sono attivi, se esercitano l'attività amministrativa, (per esempio, gli enti pubblici, gli enti locali ecc.); passivi, i privati (persone fisiche e persone giuridiche); gli stessi enti pubblici se in stato di soggezione di fronte ad altri. In diritto penale, soggetto attivo del reato (o reo) è l'uomo singolo (non le persone giuridiche, le associazioni ecc.); soggetto passivo del reato, il titolare del diritto o del bene leso. In diritto internazionale, sono soggetti gli stati e le unioni di stati: i primi acquistano la personalità giuridica internazionale per il solo fatto di esistere, di possedere un'organizzazione funzionale, di avere un territorio e un governo propri; le unioni di stati acquistano invece personalità giuridica internazionale in forza di atti posti dagli stati membri.

Grammatica

La persona (o animale o cosa) che realizza e attua l'azione o la condizione espressa dal predicato: ogni elemento dell'enunciato può diventare soggetto, a volte anche un'intera frase (è facile dare consigli agli altri). Il soggetto può essere semplice (Carlo è gentile); sottinteso ([Essi] non dicevano nulla); può essere formato da nessi o gruppi di determinazioni (Quasi tutti i presenti erano d'accordo) o avere una costruzione assoluta o enfatica (Chi mangiava, come i miei amici, non gli interessava cosa dicessimo). Quando è espresso il soggetto di regola si pone prima del predicato, se si vuole sottolinearne l'importanza lo si pone dopo (lui disse; lo disse lui).

Filosofia

La filosofia antica conobbe un significato ontologico di soggetto; la filosofia moderna intende per soggetto l'io, lo spirito, la coscienza, quindi ha un concetto psichico del soggetto. Per Aristotelesoggetto è ciò di cui si predica ogni altra cosa, senza che esso sia predicato di alcunché. In tal modo può essere la materia, priva di determinazioni, come la sostanza, anche essa precedente ogni determinazione, in quanto ogni determinazione sorge su di essa. Questo significato aristotelico rimase in tutta la speculazione medievale. Fu però la dottrina platonico-cristiana dell'anima come sostanza ad avviare quella identificazione di io e soggetto, poi propria del pensiero moderno. La personalizzazione del soggetto avviene attraverso la personalizzazione della sostanza: Dio è nel cristianesimo sostanza e persona. Presto venne detto anche soggetto assoluto. In dipendenza di ciò sorse la contrapposizione tra soggettivo e oggettivo, come due universi. Fu con Cartesio e la dottrina delle due sostanze, pensante ed estesa, che si affermò tale punto di vista. Tutta la problematica postcartesiana dell'accordo tra mondo del soggetto e mondo oggettivo dipese da quella scissione, per la quale il soggetto si profilava come la realtà dell'io di fronte alla realtà delle cose. Il soggettivismo moderno e la tesi della problematicità di un mondo esterno è ancora un corollario di quella prospettiva. Il passaggio dal vecchio al nuovo significato di soggetto avvenne con I. Kant, per il quale il soggetto è l'io penso, l'unità trascendentale dei pensieri, che sono come i suoi predicati. L'io per Kant è soggetto in senso assoluto, tale che non è oggetto di nessuna apprensione, neppure della coscienza; è pura funzione dei concetti, spontaneità conoscitiva; al significato di soggetto non occorre riportare neppure quello di sostanza. Fu l'idealismo con J. G. Fichte e poi con G. W. Hegel a dare realtà all'assolutezza del soggetto; realtà puramente ideale per Fichte, realtà di pensiero assoluto per Hegel. Tutto l'Ottocento, nelle varie forme di spiritualismo della coscienza o dell'io, prolungò questa concezione. La filosofia contemporanea, togliendo di mezzo la metafisica che sorreggeva tale punto di vista, conserva perfettamente l'idea del soggetto come coscienza, io, centro di relazioni psichiche, persona. La psicologia stessa si fonda su questa credenza. Il neopositivismo logico dal canto suo rappresenta la radicalizzazione del concetto di soggetto, arrivando ad annullare qualsiasi possibile contenuto di esso, in quanto oggettivo; cosicché L. Wittgenstein può dire che il soggetto non esiste neppure. Il soggetto è diventato un puro punto di riferimento logico. Nel pensiero americano con J. Dewey il soggetto è considerato soprattutto nel suo carattere strettamente funzionale.