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solfìto

sm. [sec. XIX; da solfo]. Nome generico dei sali dell'acido solforoso, H₂SO₃; questo, essendo un acido bibasico, può dar luogo a due serie di sali, i sali acidi o idrogenosolfiti del tipo NaHSO₃ detti impropriamente anche bisolfiti, e i sali neutri o solfiti neutri, del tipo Na₂SO₃. Alcuni idrogenosolfiti sono poco stabili e si trasformano nei cosiddetti pirosolfiti o metabisolfiti del tipo di quello di sodio, Na₂S₂O5. I solfiti neutri si preparano facendo reagire gli ossidi, gli idrossidi o i carbonati dei corrispondenti metalli con l'anidride solforosa; quelli dei metalli alcalini sono assai solubili in acqua, quelli degli altri metalli generalmente poco solubili o insolubili. Gli idrogenosolfiti si ottengono, invece, facendo agire in soluzione acquosa un eccesso di anidride solforosa sui solfiti neutri, eventualmente preparati in seno alla soluzione stessa, e presentano una solubilità in acqua maggiore di quella dei corrispondenti sali neutri. Gli uni e gli altri vengono facilmente decomposti dagli acidi forti con sviluppo di anidride solforosa gassosa e tendono a ossidarsi a solfati, per cui per esempio il solfito di sodio viene usato come riducente in applicazioni diverse. Il metabisolfito di sodio e quello di potassio sono largamente utilizzati nell'industria enologica per l'azione antisettica che esplicano sui microrganismi capaci di alterare il vino, mentre il solfito neutro di sodio viene usato in grandi quantità nella produzione della cellulosa dal legno.

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