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solubilità

sf. [sec. XIX; da solubile]. L'essere solubile; in particolare, capacità di una sostanza (soluto) di formare una miscela uniforme e omogenea con un'altra sostanza (solvente); anche fig.: solubilità di una questione. § La solubilità costituisce anche la misura della quantità massima, espressa generalmente in grammi, di una sostanza che può sciogliersi, a una data temperatura e pressione, in cento grammi di un determinato mezzo dando luogo a una soluzione. In particolare, è detta solubilità l'attitudine di un metallo a diffondere in un altro per dar luogo alla formazione di un sistema omogeneo. La solubilità, salvo poche eccezioni, aumenta con l'aumentare di questa, per i solidi e i liquidi, mentre diminuisce per i gas; la solubilità di questi ultimi risulta direttamente proporzionale alla pressione, che non influenza invece in misura notevole la solubilità dei solidi e dei liquidi. La solubilità di una sostanza in un solvente dipende, inoltre, dalla sua natura chimica e da quella del suo solvente: per esempio, i composti chimici di natura polare sono assai solubili nei solventi a molecola polare, come l'acqua, dato che gli ioni o le molecole della sostanza tendono ad associarsi agli ioni e alle molecole del solvente attraverso le forze attrattive di natura elettrostatica che si stabiliscono tra di loro; tali sostanze sono invece poco solubili o insolubili nei solventi non polari, nei quali sono in genere assai solubili le sostanze a molecola non polare come i grassi, le cere ecc.

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