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sostànza

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Lessico

sf. [sec. XIII; dal latino substantía, da substāre, stare sotto].

1) Realtà immutabile e che costantemente resta uguale a se stessa pur nel divenire e nel mutamento, caratterizzando così la permanenza della natura essenziale di un ente.

2) Nell'uso comune, parte fondamentale di una cosa, essenza: è più importante la sostanza che la forma. In particolare, la parte più sostanziosa di un alimento, potere nutritivo: un cibo ricco di sostanze. Per estensione, argomento essenziale: vieni alla sostanza del problema!; in sostanza, considerando l'essenziale e tralasciando l'accessorio; quindi in definitiva, in conclusione.

3) Complesso di beni economici, patrimonio, ricchezze: una sostanza valutata intorno a diversi miliardi; frequentemente al pl.: ha dilapidato tutte le sue sostanze

4) Materia in genere con sue proprie caratteristiche; composto chimico dotato di qualità specifiche: sostanza solida, liquida, organica; sostanze proteiche, tossiche; sostanze di riserva. Con accezioni specifiche: A) in anatomia, termine generico con cui si indicano materiali parenchimali od organi di natura diversa, ben delimitabili dai circostanti tessuti (sostanza bianca e grigia, sostanza perforata nell'encefalo, sostanza corticale e sostanza midollare di certe ghiandole). In particolare, sostanza fondamentale, porzione di un tessuto organico con caratteristiche strutturali anche differenti secondo i tessuti stessi, che circonda la cellula. B) In fisiologia, sostanza P, polipeptide composto da 11 amminoacidi isolato nell'intestino e nel sistema nervoso centrale di diverse specie animali. Possiede una potente azione vasodilatatrice e stimola la muscolatura liscia dell'intestino. Si ritiene attualmente che abbia funzioni di neuro-ormone o di mediatore della trasmissione nervosa.

Filosofia

Così come è stata definita la sostanza non è ancora l'idea platonica; il concetto infatti è stato elaborato compiutamente per la prima volta da Aristotele, soprattutto nella sua Metafisica, come prima e fondamentale delle dieci categorie. Per Aristotele la sostanza è l'elemento permanente e unificante di un ente, sinolo di forma e di materia; è prima e fondamentale nei confronti di tutte le altre categorie in quanto, per esempio, quantità, qualità ecc. non sono concepibili se non come inerenti a una sostanza, come suoi accidenti; sostanza è infatti ciò che necessariamente l'ente è, accidente ciò che esso può essere o non essere, che quindi non ha la medesima necessità di ciò che è sostanziale. La teoria aristotelica della sostanza, cardine di tutta la filosofia dello Stagirita e ampliamente elaborata, lascia tuttavia aperti dei problemi: Aristotele oscilla tra una concezione della sostanza come sinolo (nel senso già visto) e passi che fanno pensare a un'identificazione tra il concetto di sostanza e quello di forma. Di qui, col passare del pensiero aristotelico nella filosofia araba e in quella cristiana, un'ulteriore elaborazione del concetto (qui essenziale per le sue valenze teologiche) a opera delle grandi sintesi del pensiero scolastico medievale: soprattutto con la sistemazione di San Tommaso, che precisa il concetto di sostanza come essenzandividuante di un ente. Risposte diverse diedero San Bonaventura da Bagnoregio e Giovanni Duns Scoto: il primo operando una netta distinzione tra la sostanza e l'essenza e il secondo risolvendo l'una e l'altra nel concetto originalissimo della haecceitas (latino haec res, questa cosa), concetto che salvaguarda per ogni singolo ente la sua natura sostanziale specifica, logicamente anteriore alla stessa distinzione metafisica di materia e di forma. Se nel pensiero medievale il problema della sostanza era di fatto venuto a identificarsi con quello del principium individuationis (ed è su questa via che s'inserisce la soluzione proposta da Duns Scoto), nel razionalismo panteistico di Spinoza la sostanza è concepita come l'unica e assoluta causa di sé, ciò che non abbisogna di niente altro che di se stessa per la sua esistenza e conoscenza: la sostanza è l'unica realtà, di cui pensiero ed estensione non sono che due tra gli infiniti attributi (ma gli unici noti all'intelletto umano). Con questo Spinoza intende risolvere una volta per tutte il problema cartesiano dell'irreducibilità delle tre sostanze: divina, pensante, materiale o estesa. Ben diversamente da Aristotele, anche per I. Kant la sostanza è una categoria, ma come categoria trascendentale (concetto a priori) e non come genere dell'essere oggettivamente considerato; quella che invece, nel senso classico, sarebbe la sostanzialità interna di un ente (in termini kantiani, il noumeno, o cosa in sé) è bensì pensabile, ma non per questo compiutamente conoscibile, in quanto per Kant c'è conoscenza solo là dove l'attività a priori e spontanea dell'intelletto agisce su un materiale fornito dall'esperienza sensibile; e questa non è possibile per la natura noumenica di una cosa in sé, ma solo per il fenomeno. Nell'idealismo postkantiano, poi, il problema muta radicalmente di significato, sino ad affermare, con l'idealismo assoluto di G. W. F. Hegel, il movimento dialettico dell'idea sino alla sua completa autotrasparenza nel sapere di sé dello Spirito assoluto, sottraendosi così a ogni concezione di carattere metafisico-sostanzialistico. Diverse le soluzioni offerte dall'empirismo, da J. Locke che nega recisamente la conoscibilità della sostanza, al rifiuto empiriocriticista di riconoscere una persistenza assoluta dei fenomeni (e quindi una loro sostanzialità, che può qui essere ammessa solo come ipotesi di metodo). Il concetto di sostanza resta comunque fondamentale solo per la metafisica classica, uscendo invece quasi del tutto dal quadro concettuale e problematico della filosofia contemporanea.

Botanica

Le sostanze organiche prodotte dai vegetali vengono utilizzate in vario modo dalla pianta produttrice: in parte esse vengono consumate per la respirazione, in parte vengono trasformate in composti chimici diversi, con funzioni specifiche, che partecipano alla costituzione del protoplasma cellulare, in parte infine vengono accumulate come sostanza di riserva, per essere utilizzate in quei particolari periodi della vita durante i quali le sintesi sono inferiori alle utilizzazioni. A livello cellulare le sostanze di riserva vengono per lo più accumulate in organuli specifici come vacuoli o plastidi, e le relative cellule costituiscono tessuti specializzati (parenchimi di riserva), a loro volta caratteristici di organi appositi, come semi, tuberi, radici ecc. La natura chimica delle sostanze di riserva, che quando sono accumulate in grande quantità assumono notevole importanza per l'alimentazione umana e degli animali, è varia e comprende principalmente glicidi, acidi e alcoli organici, lipidi e protidi. Fra i glicidi sono importanti i polisaccaridi che costituiscono la parte fondamentale della parete cellulare (pectine, cellulose, emicellulose), a cui si uniscono altre sostanze che irrobustiscono la parete (lignina, suberina, sali minerali). Grazie a queste sostanze si possono utilizzare talune cellule come fibre tessili, o ricavarne cellulosa. Saccarosio, amidi (contenuti nei plastidi amiliferi), inuline, glicogeno (presente solo nei Funghi), trisaccaridi quali genzianosio nella radice di genziana e melicitosio, presente nella manna, e tetrasaccaridi come lo stachioso, sono importanti glicidi di riserva utilizzati dall'uomo. Gli acidi organici derivano dagli zuccheri e spesso si trovano in grande quantità nei vacuoli di cellule di frutti e foglie. Alla categoria dei lipidi appartengono sostanze di riserva grandemente utili all'alimentazione, quali gli oli e i burri vegetali, rispettivamente liquidi e solidi a temperatura ambiente. Sono presenti in numerosi semi (arachide, girasole, mais, soia ecc.) e frutti (olivo, palma da cocco). Fra i protidi merita un cenno il glutine presente nella cariosside del grano, che rende tale frutto importante per l'alimentazione, al di là del suo contenuto in amido.