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spada

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Lessico

sf. [sec. XIII; latino spatha, dal greco spáthē, propr., spatola].

1) Arma bianca con lama a doppio taglio, atta a colpire di punta e di taglio: l'impugnatura, il pomo, il fodero della spada; spada nuda, sguainata. Si usa in molte loc. fig. come simbolo della guerra, della lotta armata, della forza militare: cingere la spada, entrare in guerra, combattere; sguainare, snudare, sfoderare la spada, iniziare un combattimento, una contesa; riporre la spada nel fodero, rinfoderare la spada, cessare di combattere, abbandonare l'atteggiamento aggressivo; brandire la spada, accingersi a lottare, mostrare un atteggiamento aggressivo; incrociare le spade, incominciare a combattere o battersi in duello; passare a fil di spada, passare per le armi, uccidere con arma da taglio; a spada tratta, con tutte le forze, con slancio, con decisione e coraggio: la spada della giustizia, la sua opera di punizione; romanzo, film di cappa e spade, che narrano gesta di corte e d'armi, specialmente quelli ambientati nella Francia del sec. XVII; cameriere di spade e cappa; spada di Damocle, pericolo imminente, minaccia sempre incombente. Proverbio: “chi di spada ferisce di spada perisce”, chi commette violenze sarà ripagato con la stessa moneta (con riferimento alla frase evangelica rivolta da Gesù a Pietro quando questi ferì uno dei soldati venuti per arrestare il Maestro). §Danza della spada,in etnologia, locuzione che identifica genericamente le danze d'armi.

2) Una delle specialità della scherma che utilizza un'arma dritta, lunga al massimo 110 cm, di peso inferiore ai 770 g, a sezione triangolare con due facce piane e una scanalata. La spada per scherma è fornita di una punta di arresto o di bottone protettivo e di una coccia (un emisfero che protegge la mano); negli incontri, fin dal 1939, si usa la spada elettrica attrezzata con un dispositivo elettrico collegato al bottone posto in cima alla lama: quando il bottone tocca l'avversario, la pressione d'urto stabilisce il contatto che fa accendere una spia rossa su un apposito tabellone.

3) Al pl., uno dei quattro semi delle carte da gioco italiane o napoletane e dei tarocchi, corrispondente al seme di picche delle carte francesi.

Cenni storici: dalle origini alla fine del Trecento

La sua origine, quale prolungamento delle forme esistenti di pugnali in bronzo e in rame, viene attribuita alle esperienze metallurgiche maturate nel Mediterraneo orientale, da cui erano uscite le famose lame egeo-micenee decorate con incrostazioni d'oro, che costituiscono i più antichi esempi di armi artistiche, cioè non da combattimento ma destinate a funzioni rituali, civili o religiose. Nelle sue prime forme la spada ebbe lama bitagliente relativamente lunga, a linea dritta, forgiata a imitazione di attrezzi agricoli o su ispirazione di forme vegetali, come negli esempi di lame egizie a forma di falce o di quelle greche (dopo il tipo di spada con lama ricurva a un solo taglio, la machaera, e i più antichi esemplari foggiati in un unico pezzo) che riprendono il disegno della foglia di salice, forma che si ritrova anche nella spada etrusca. Progressivamente, dopo la versione in ferro (sec. VII-VI a. C.) dei modelli di spada in bronzo (di cui una tipica, nota in Europa e diffusa nell'Asia, fu quella corta con impugnatura ad “antenne”), si affermarono le qualità essenziali della sua funzionalità, basata sulla potenza del taglio o sulla forza di penetrazione, qualità che furono sfruttate diversamente nel corso dei secoli secondo le tecniche di combattimento e parallelamente al perfezionarsi degli elementi di difesa individuale. I Romani adottarono prima (sec. III a. C.) un tipo di spada lunga, di derivazione celtica, atta a colpire di taglio, poi il corto gladio (che riprendeva un modello di spada iberica), usato per colpire di punta; mentre in età imperiale iniziò ad affermarsi la più lunga spatha, caratterizzata da un tipo di elsa a disegno di croce, forma che ebbe grandi sviluppi nei secoli successivi (nelle spade dei Vichinghi l'elsa a croce ebbe infinite variazioni). Delle sempre più elaborate tecniche di forgiatura e martellatura per la costruzione di lame di spada furono i Sassoni a sfruttare in varie soluzioni particolari effetti decorativi che scaturivano sulla superficie del metallo. In età merovingia e carolingia si affermarono le lame di spada damaschinate (sec. VI-VIII) che all'evidenza delle qualità funzionali univano in perfetto equilibrio caratteristiche di ordine estetico. Nei secoli di influenza barbarica, oltre a generalizzarsi l'uso di spade lunghe (nel sec. VIII la vecchia spatha divenne la spada lunga del cavaliere adottata anche dai Bizantini e dai Saraceni; di proporzioni minori, ma ugualmente popolare, fu la scax o scramasax, a lama larga e piatta e a un solo taglio, con motivi incisi sulla superficie), si sviluppò l'esigenza decorativa che trovò spazio di espressione sia sulla lama sia sugli elementi del suo fornimento, specie per le spade da cerimonia o a carattere simbolico, prodotte dalla più raffinata arte orafa del tempo, che giunse talvolta con l'invenzione di motivi decorativi e il felice accostamento di materie preziose a offrire spunti e suggerimenti per nuove soluzioni di ordine strutturale adatte alle spade da combattimento, il cui sviluppo anche in senso artistico si svolse coerentemente dal sec. XII (con la definizione della spada normanna) al sec. XVIII. Già nel Trecento si annoverano vari tipi di spade con robuste lame, dalla forma lunga e stretta, con costolatura o scanalatura centrale, provviste di impugnatura pure lunga, caratterizzata da una ricca varietà di forme del pomo terminale (rotondo, a disco, a borchia, campaniforme sormontato da bottone a forma di cuspide), che spesso si prestava ad accogliere motivi araldici (spada regale di San Maurizio con pomo recante lo stemma di re Ottone IV, sec. XIII, Vienna, Weltliche Schatzkammer).

Cenni storici: dal Quattrocento al Settecento

Nel Quattrocento si svilupparono e si specializzarono, soprattutto in Germania (Solingen, Passau, Monaco), in Italia (Milano) e in Spagna (Toledo), famose manifatture per la produzione di lame dove fiorirono maestri e tradizioni tecniche e stilistiche di altissimo livello. Accanto a prestigiosi maestri spadai operarono infinite categorie di artigiani, specializzate nelle diverse tecniche decorative, che curavano la montatura delle lame, spesso avvalendosi della collaborazione di artisti insigni (“spada di Donatello”, Torino, Armeria Reale). Come per le armature, di cui i principi e i regnanti possedevano corredi completi, anche per la spada fu di moda un corredo completo, tra cui figurava in quel secolo il tipo di spada da caccia. I vari tipi di spada, di pugnale, di coltello ecc., con lame spesso firmate dai maggiori spadai del tempo, previsti in tali corredi, presentano fornimenti il cui livello artistico appare come espressione diretta della cultura artistica rinascimentale. La produzione di speciali spade, come quelle regali, da investitura, d'onore, quelle varie da parata e soprattutto lo “stocco papale”, determinò il formarsi anche per la spada di uno stile civile e militare. Nel corso del sec. XV (alla fine del quale divenne propria della cavalleria la spada lunga e stretta, detta “stocco d'arcione”), l'elsa si arricchì tutt'attorno alla traversa di elementi che ampliavano la difesa della mano; di questi, uno con ampia voluta si prolungava dall'elsa al pomo dell'impugnatura, costituendo così il guardamano o la guardia, rinforzata di anelli supplementari nella parte sottostante la traversa (spesso a forma di “S”), attorno al ricasso (tratto superiore della lama non affilata), arricchita così di controguardia e di punti di sostegno e di protezione per la mano (come il pas d'âne per l'indice). Nel Cinquecento questo tipo di difesa all'impugnatura della spada divenne più complesso moltiplicando i nastri di metallo che si ramificarono in un fitto viluppo (le spade furono perciò dette “a rami”) attorno all'elsa, all'impugnatura e al ricasso, fino a formare una vera e propria gabbia, rinforzata con piccole piastre di metallo. Questo tipo di guardia, a “gabbia” e a “tazza” (tipico della striscia, stretta e lunga spade di derivazione spagnola, tutta impostata sul potere di penetrazione, adatta all'arte della scherma), si perfezionò nel Seicento con la definizione di una forma unitaria del guardamano che diede nome alla spada “a coccia”. Armi tipiche del sec. XVI furono la grande spada dei lanzichenecchi e la “schiavona” veneziana. L'uso delle armi da fuoco segnò il decadere delle armature e quello più lento della spada, che progressivamente si alleggerì e si ridusse di proporzioni, in contrasto a una sempre maggiore esuberanza delle ornamentazioni, stilisticamente rispondenti al gusto prima del barocco e poi del rococò, periodi in cui per raffinatezza e insieme stravaganza di montature per spade rivaleggiarono nel Seicento e nel Settecento gli artigiani inglesi, tedeschi e soprattutto francesi. Fino alla seconda metà del sec. XVIII fu costume l'uso nella vita civile dello spadino, elemento decorativo dell'abbigliamento del gentiluomo.

Cenni storici: la spada presso le civiltà asiatiche

Nella storia delle armi presso le civiltà asiatiche, coerente sviluppo e antica tradizione ebbe la spada in Cina e in Giappone. Il primo tipo di spade introdotto in Cina nel sec. VI a. C. fu la tipica antennae (cioè con l'impugnatura terminante a due volute, o antenne), secondo un modello in uso tra i guerrieri nomadi delle steppe, dai quali derivò pure la forma classica della spada cinese quale si affermò nel tardo periodo Chou dei Regni Combattenti (sec. V-III a. C.), affine alla spada corta akinakes degli Sciti, con lama in bronzo a doppio taglio, fusa in un unico pezzo, caratterizzata dall'elsa “a tetto” e dal pomello a forma anulare. Le più antiche spade giapponesi in bronzo, relativamente legate al modello cinese, ma in una versione decisamente indigena, appartengono alla categoria delle armi sacre, esemplificate dalla forma della spada chiamata tsurugi, a lama dritta a doppio taglio, arma rituale ma anche associata alle imprese degli eroi mitologici. Soltanto nel sec. II a. C. le lame giapponesi furono costruite in ferro, sviluppando un tipo di spada a lama dritta e a un solo taglio (tachi), poi definito nella sua tradizionale forma leggermente incurvata, da cui avrebbe avuto origine (sec. VII-VIII) la forma della lama classica giapponese, perfezionatasi tra il sec. XII e il sec. XIII e rimasta in uso fino alla seconda guerra mondiale.