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sperimentàle

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Lessico

agg. [sec. XVI; da sperimento].

1) Che si fonda sull'osservazione di un esperimento, che si basa sull'esperienza: geometria sperimentale; metodo sperimentale, metodo di ricerca che consiste nel riprodurre un fenomeno in condizioni prestabilite dallo scienziato, in modo che il decorso del fenomeno stesso sia controllabile in tutti i particolari. Introdotto da G. Galilei nella fisica e poi esteso ad altre discipline, costituisce lo strumento di controllo della ricerca scientifica moderna; psicologia sperimentale, branca della psicologia che studia il comportamento attraverso il metodo sperimentale. Fondatore fu W. Wundt.

2) Di attività che prova nuovi metodi, nuove tecniche in un dato campo: musica, teatro, film sperimentale

Geometria

La geometria sperimentale è un tipo di geometria che si avvale dell'uso sistematico dell'esperienza fisica. Caratteristico della geometria è, per esempio, l'uso della bilancia per il calcolo delle aree e dei volumi; tale metodo si basa sul principio che il rapporto dei pesi di due lamine omogenee aventi lo stesso spessore è uguale al rapporto delle loro aree: i volumi si confrontano riempendo recipienti diversi con uno stesso liquido. L'uso delle forbici e della colla per costruire superfici, che difficilmente si possono visualizzare con il disegno, per esempio il nastro di Möbius, è anch'esso caratteristico della geometria sperimentale. Altro metodo sperimentale è quello della piegatura del foglio: consiste nell'eseguire tale operazione in modo da ottenere empiricamente dimostrazioni di teoremi di geometria o effettuare senza la riga e il compasso costruzioni geometriche anche complesse.

Musica

La musica sperimentale è essenzialmente rivolta alla ricerca di nuove esperienze nelle varie dimensioni del linguaggio sonoro e di nuovi mezzi per produrle. La “sperimentazione” in musica può quindi esplicarsi in diverse direzioni, che talvolta coesistono: può avere un aspetto strettamente tecnologico, nella ricerca condotta sui mezzi di produzione del suono, dall'intonarumori di L. Russolo alla musica concreta, a quella elettronica, alle applicazioni musicali del computer. Può rivolgersi ai vari aspetti (ritmico, armonico melodico, timbrico ecc.) del linguaggio musicale, o metterne in discussione in modo più o meno radicale gli stessi caratteri generalmente accettati, attraverso l'introduzione di esperienze aleatorie e gestuali, con nuove grafie, ricercando rapporti nuovi tra autore, interprete e pubblico. Tutte queste direzioni di ricerca sono state particolarmente sviluppate nel secondo dopoguerra e per questo motivo l'espressione musica sperimentale è generalmente riferito alle ultime avanguardie e ai loro protagonisti della cui poetica esse formano parte essenziale: tra i primi a usarlo furono J. Cage e P. Schaeffer. In senso lato, però, esso può essere riferito anche ad altri momenti e aspetti della storia della musica, ad autori di più o meno radicali innovazioni.

Teatro

L'espressione teatro sperimentale è in buona misura equivalente a quella di teatro d'avanguardia. Esso implica il concetto di sperimentazione (oggi si parla molto anche di “ricerca”), applicato sia alla proposta di testi innovatori, antitradizionali, sia ai modi di allestimento di tali testi e di quelli classici. È chiaro che il concetto di sperimentale è relativo ai tempi, nel senso che ciò che può apparire nuovo e magari rivoluzionario in un determinato momento è spesso destinato a risultare datato e scontato in un volgere anche breve di anni. Si pensi allo scalpore che fecero, negli anni Venti, le prime messe in scena di Shakespeare in abiti moderni. Sperimentali furono quindi da un lato (testo) tutti gli “ismi” succedutisi nei primi decenni del Novecento, così come l'avanguardia del secondo dopoguerra, dall'altro gran parte almeno delle più importanti tendenze e personalità della moderna regia (e teoria dello spettacolo), da A. Appia a G. Craig, dai tedeschi ai russi e sovietici degli anni Venti, al nostro A. G. Bragaglia del Teatro degli Indipendenti, su su fino a campioni di un nuovo teatro quali L. Ronconi e il Living Theatre, J. Grotowski e E. Barba, e ai vari esponenti del teatro off d'ogni Paese, spesso volti al ridimensionamento della funzione del testo, della parola, se non addirittura alla sua abolizione (teatro gestuale ecc.). Lo sperimentalismo può dunque considerarsi un orientamento permanente, che si trasforma e si aggiorna di continuo.

Cinema

Il film sperimentale, infrangendo la norma spettacolare-commerciale, si avventura in nuovi orizzonti tecnico-espressivi. Nel termine è racchiuso il concetto di ricerca e, dal punto di vista economico, di indipendenza: il cinema sperimentale è libero, puro, un cinema diverso; per alcuni è il cinema stesso, in quanto arte, scienza, poesia svincolate da regole mercantili e preoccupazioni di pubblico, un cinema personale, creativo e nuovo, svincolato anche dai moduli correnti di linguaggio, e che perciò si autodefinisce sovversivo. Futurismo, espressionismo, impressionismo, surrealismo, avanguardia storica, i diversi movimenti teorici, gli influssi pittorici, fotografici, scientifici, i rapporti tra immagini e musica, tra astratto e concreto, tra lirismo e documentarismo, tra metafora e cinema diretto ne hanno costituito la storia e l'evoluzione, fino all'underground e ai metodi più moderni di applicazione tecnica (per esempio il videotape, come nel sorprendente film italiano Anna, 1972-73, ed. 1975, di A. Grifi e M. Sarchielli: 11 ore di videoregistrazioni trascritte in 4 ore di pellicola 16 mm con vidigrafo di costruzione casalinga). La storia del cinema sperimentale è, da un lato, “un'altra” storia del cinema, ma dall'altro influenza e determina tutto il cinema migliore, che fin dall'inizio ha sempre avuto bisogno, per crescere e svilupparsi, del pungolo dialettico dei suoi disinteressati sperimentatori.