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spionàggio

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Lessico

sm. [sec. XIX; da spione, sul modello del francese espionnage]. Atto ed effetto dello spiare. In particolare: A) attività segreta che mira ad acquistare informazioni di carattere militare, politico, organizzativo su di un altro stato. Lo spionaggio politico o militare e lo spionaggio di notizie di cui è vietata la divulgazione sono per il codice penale italiano delitto contro la personalità internazionale dello stato. Per lo spionaggio politico o militare la pena è della reclusione non inferiore a quindici anni, dell'ergastolo se il fatto è commesso nell'interesse di uno stato in guerra con lo stato italiano o se ha compromesso la preparazione o l'efficienza bellica dello stato ovvero le operazioni militari. Per lo spionaggio di notizie di cui è stata vietata la diffusione la pena è della reclusione non inferiore a 10 anni, dell'ergastolo se ricorrono le aggravanti sopraccitate per lo spionaggio politico o militare. In tempo di guerra, lo spionaggio commesso per favorire il nemico era punito con la morte con degradazione. Una forma meno grave di spionaggio è il procacciamento o la rivelazione a uno stato estero di notizie militari non destinate a rimanere segrete, ma aventi carattere riservato. B) Spionaggio industriale, attività illecita volta all'acquisizione di notizie segrete o riservate su processi produttivi di un'azienda, brevetti, invenzioni per usarle in proprio o venderle a terzi.

Letteratura

Il romanzo di spionaggio è un genere letterario sviluppatosi alla fine del XIX secolo nell'ambito del romanzo popolare e definitosi poi successivamente attraverso schemi e meccanismi ben congegnati. Tra i vari filoni derivati dal romanzo poliziesco, il romanzo di spionaggio, o spy story, è il solo ad aver raggiunto risultati originali tanto da poter essere considerato un vero e propro genere autonomo. Nella spy story, al contrario della detective story dove il crimine capitale è l'omicidio, il reato attorno a cui ruota tutta la vicenda è il tradimento o, nelle varianti principali, l'attacco portato alla sicurezza di una nazione. Il protagonista che prende qui il posto del detective è l'agente segreto, ormai privo dei connotati infamanti connessi al termine "spia". Caratteristica costante del romanzo di spionaggio è quella di riflettere continuamente la politica del Paese in cui viene scritto, attraverso uno svelamento costante dei retroscena scomodi e altrimenti invisibili della Storia ufficiale. Precursori sono stati J. F. Cooper, con il romanzo The spy (1821; La spia), J. Conrad con The secret agent (1907; L'agente segreto) e Under western eyes (1911; Sotto gli occhi dell'Occidente). Nel 1915 J. Buchan scrive The thirty-nine steps (I trentanove scalini), da cui A. Hitchcock per primo trarrà il suo capolavoro di umorismo The Thirty-nine Steps (1935; Il club dei trentanove): nel romanzo lo scrittore ha dato una rappresentazione del tema della fuga e inseguimento destinata a rimanere esemplare nella storia del romanzo di spionaggio. Il culmine del genere, però, è rappresentato dalla serie dell'agente 007, James Bond, creata da J. Fleming negli anni Sessanta del secolo scorso, che rappresentò un caso letterario sia per il successo ottenuto, sia per l'uso creativo di schemi attinti a piene mani dal "meraviglioso". L'altro filone, opposto a quello di Fleming, è quello rappresentato dai romanzi di E. Ambler, in cui l'agente è presentato non più in situazioni mirabolanti ma in contesti profondamente drammatici e problematici, da un punto di vista strettamente storico. Gli eroi di Ambler dimostrano che non esiste la storia oggettiva, ma solo quella dettata dai vincitori e dalle loro convenienze, e che l'agente segreto è solo una pedina di un gioco di proporzioni inaudite. Nella seconda metà del XX secolo, poi, J. Le Carré ha ereditato in pieno il filone di Ambler: nei suoi complessi romanzi, fra i quali si ricordano The spy who came in from the cold (1963; La spia che venne dal freddo), Tinkler, tailor, soldier, spy (1974; La talpa), A perfect spy (1986; La spia perfetta), The Russia House (1989; La casa Russia), il protagonista esce da gelide vicende vincitore, ma stanco e deluso. Durante tutto il periodo della guerra fredda, la divisione del mondo in blocchi contrapposti assicurò grande vitalità al genere, che conobbe un incremento di titoli e un consenso di pubblico notevolissimi. Le modificazioni intervenute nel quadro mondiale dopo il 1989 ne hanno mutato quadri e trame: la geografia, non più circoscritta a USA e Russia, si è allargata a tutti gli altri Paesi, mentre al conflitto politico-ideologico si è andato sostituendo sempre più quello etnico-religioso. A questo proposito basta ricordare le fortunate storie di L. Collins, uno dei maggiori scrittori americani esperti di spionaggio, o alcuni ben riusciti romanzi di K. Follett (The key to Rebecca, 1980; Il codice Rebecca), di F. Forsyth e di T. Clancy. La narrativa di spionaggio è stata, inoltre, di grande ispirazione per registi e sceneggiatori del grande schermo.

Cinema

Il film di spionaggio costituisce una categoria a sé, un sottogenere del cinema giallo d'avventura e d'azione. Da Spione (1928; L'inafferrabile) di F. Lang a Mademoiselle Docteur (1937) di G. W. Pabst, da The third man (1949; Il terzo uomo) e Our man in Havana (1959; Il nostro agente all'Avana) di C. Reed a Les espions (1957; Le spie) di H.-G. Clouzot, che con humour nero ne operò una demistificazione, dalla lunga serie imperniata sul personaggio di James Bond-agente 007, che dominò gli anni Sessanta, a Ipcress (1965) di S. J. Furie, The spy who came in from the cold (1965; La spia che venne dal freddo) di M. Ritt, Fräulein Doktor (1968) di A. Lattuada, fino a The conversation (1973; La conversazione) di F. F. Coppola e Three days of Condor (1975; I tre giorni del condor) di S. Pollack, questo genere di film ha assunto diverse colorazioni e sfumature secondo i registi che se ne sono occupati, gli attori che li hanno interpretati (G. Garbo e J. Moreau in Mata Hari, 1931 e 1964), gli obiettivi che hanno perseguito (di polemica antisovietica o anti-CIA), il tipo di spionaggio raccontato (in guerra o in pace, industriale, scientifico). Dal documentarismo di scuola newyorkese (The house on 92nd St. 1945, La casa della 92a Strada, di H. Hathaway) all'avvenirismo delle gesta “bondiane”, si è giunti alla raffinata tecnologia del film di Coppola, dove lo spionaggio penetra nell'esistenza quotidiana. Con il crollo dell'URSS, questo tipo di cinema ha subito una caduta di interesse cui ha cercato di porre rimedio con tematiche psicologiche e sentimentali (The Russia House, 1989, La Casa Russia, di F. Schepisi), giocando sugli ultimi bagliori dello scontro tra le superpotenze (The hunt for red october, 1990, Caccia a Ottobre Rosso, di J. McTiernan), spostandosi più decisamente all'interno dei conflitti nel mondo arabo o affrontando la lotta al terrorismo (Patriot games, 1992, Giochi di potere, di P. Noyce e il suo seguito Clear and present danger, 1994, Sotto il segno del pericolo). Negli ultimi anni del XX secolo, e nei primi del XXI, il genere ha conosciuto nuova vitalità, grazie a titoli di grandi registi: la serie di Mission: Impossible (il primo film diretto da B. De Palma nel 1996, il secondo da J. Woo, nel 2000), Spy game, diretto nel 2001 da T. Scott, che vede R. Redford ritornare nei panni di un agente CIA, in una versione invecchiata e disincantata dell'ideale precursore Condor interpretato ventisette anni prima nel film di Pollack.