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stàllo¹

sm. [sec. XIII; dal germanico stall, sosta, dimora].

1) Seggio, generalmente in legno, con sedile fisso o ribaltabile, provvisto nella parte inferiore, talvolta, di ripiani di appoggio per i piedi, con alto dossale munito di braccioli, dai quali, in età gotica, si sviluppavano colonnine di sostegno a un baldacchino. Nello schema assunto dal coro ligneo medievale nelle chiese cristiane, compreso nello spazio destinato alla sistemazione del clero, lo stallo veniva messo in opera in allineamenti di uno o più ordini addossati alle pareti dell'abside (tale allestimento degli stalli viene comunemente detto in senso estensivo coro). Gli stalli furono sempre oggetto di liberi disegni decorativi, realizzati con le tecniche dell'intaglio o del rilievo scolpito, specie nei periodi dello stile gotico e delle fortune revivalistiche del medesimo in epoca barocca, mentre ai mezzi espressivi pittorici propri della tarsia corrispose la decorazione degli stalli in età rinascimentale.

2) Ant., dimora, stanza; anche sosta, indugio.

3) Piccolo recinto di una scuderia, in genere di 3×4 m, in cui viene sistemato il cavallo di pregio o che deve comunque rimanere separato dagli altri. Nelle stalle moderne, la posta isolata in cui viene alloggiato il toro.

4) Nello sport, lo stesso che box.

5) Nel finale di una partita di scacchi, posizione assunta dal re del giocatore al quale spetta la mossa. Il re che viene a trovarsi in tale posizione può essere mosso mettendosi inevitabilmente in presa d'un qualsiasi pezzo avversario. In tal caso la partita viene considerata patta. Fig.: essere in una situazione di stallo, essere impossibilitato ad agire, a prendere un'iniziativa.

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