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stìgma¹

(meno comune stimma), sm. (pl. -i) [sec. XV; dal latino stigma, risalente al greco stigma, punto, marchio].

1) Ant. o lett., marchio infamante (impresso nella Grecia antica sulla fronte di schiavi e malfattori); per estensione, segno caratteristico.

2) In botanica, porzione apicale, generalmente allargata, del pistillo, atta a trattenere i granuli pollinici. Generalmente si sostiene sull'ovario tramite un peduncolo (stilo) costituito da tessuto conduttore. In taluni casi può essere attaccato direttamente all'ovario (stigma sessile, in Papaver). La sua forma è assai variabile: può essere intero (per esempio discoidale) o diviso in lobi più o meno divaricati (per esempio trilobo, ramificato, piumoso, ecc.). Secondo la sua durata, può essere marcescente (o caduco), quando muore dopo aver espletato la sua funzione, oppure persistente quando permane, contribuendo allo sviluppo del frutto. La sua superficie è generalmente interessata da numerose papille ed è sede della secrezione di sostanze zuccherine, che possono funzionare da materiale adesivo per i granuli pollinici e contemporaneamente trattengono sufficiente umidità da permettere la germinazione del polline stesso.

3) In zoologia: A) organulo fotorecettore di cui sono dotati alcuni Protozoi Flagellati, formato da una piccola massa di pigmento rosso fotosensibile, ricoperta, in alcune specie, da una sorta di lente fatta di amido; B) orifizio del corpo degli Insetti e di altri Artropodi terrestri, che viene aperto o chiuso da appositi muscoli: serve per la respirazione, permettendo l'ingresso dell'aria nelle trachee; C) macchia colorata delle ali di alcune farfalle e di altri Insetti.