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status

sm. latino equivalente a stato specialmente per indicare una particolare condizione o posizione individuale o collettiva, per lo più in determinate accezioni specifiche. § In sociologia, il termine status è stato introdotto negli anni Trenta dall'antropologo R. Linton, che ne proponeva un'estensione assai circoscritta come “posizione” occupata in un contesto sociale. Questa accezione relativamente limitata e convenzionale si è però associata a quella di ruolo. Presto in sociologia lo status si è così identificato con il riconoscimento sociale derivante all'individuo dall'aver soddisfatto le aspettative connesse ai vari ruoli rivestiti (soprattutto quelli legati allo svolgimento delle attività lavorative). Uno status è perciò per definizione meno mobile di un ruolo e solo le società “aperte” – che non conoscono preclusioni sociali giuridicamente codificate, come avviene invece nelle caste indiane o negli ordini feudali – consentono all'individuo di modificare il proprio status attraverso la mobilità sociale. La nozione di status si è dunque progressivamente sovrapposta a quelle di prestigio, onore, visibilità sociale ecc., designando l'ideale collocazione dell'individuo lungo la scala sociale. Sviluppando un'intuizione di M. Weber, è anche invalso il concetto di gruppo di status come aggregazione distinta dalla classe (categoria economica nel modello weberiano) e riferita a un gruppo professionale, a una casta o a una condizione di appartenenza etnico-linguistica. Per simboli di status (status symbols) si intendono i segni visibili che indicano l'appartenenza a una condizione sociale elevata e prestigiosa (per esempio determinati beni di consumo vistosi). § Nel diritto romano, posizione giuridica di una persona. Gli status si diversificavano in: libero o schiavo, cittadino o straniero, appartenente a una determinata familia. La deminutio capitis maxima privava il libero della libertà; la media, della cittadinanza; la minima, dell'appartenenza a una determinata familia. § In linguistica semitica, status constructus, del nome che, unendosi con un altro che lo determina, attenua o perde il proprio accento con conseguente abbreviamento o dileguo delle sue vocali; status absolutus, del nome che, al di fuori dello status constructus, mantiene inalterato il proprio accento e il proprio vocalismo. § In medicina, negli attacchi epilettici, status epilepticus, gravissima condizione caratterizzata da un succedersi continuo di crisi convulsive senza ripresa di coscienza tra l'una e l'altra.