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stròfa

(lett. stròfe), sf. (pl. -e; raro -i) [sec. XIV; dal latino stropha, risalente al greco strophe, propr., girata, evoluzione (del coro)]. Raggruppamento, secondo un determinato ordine, di versi con un numero variabile di sillabe, collegati o meno dalla rima. Sono di varia lunghezza (da due a ventuno versi) e si dividono in strofa a schema fisso (secondo il numero dei versi prendono il nome di ottava, sestina, quartina, terzina, distico) e strofe a schema libero, non riducibili perciò a nessuno schema. Forme particolari di strofa si hanno nella metrica barbara. § Nella metrica classica, la strofa è costituita di due o più versi di natura differente, distinti da iato, fine di parola o sillaba ancipite. La strofa di Archiloco è di due soli versi, variamente combinati; Alceo e Saffo presentano già strofe di più versi (tre, quattro). Con Simonide e poi Bacchilide e Pindaro si ha la combinazione di strofe e antistrofe-epodo, che avrà larga applicazione nel dramma. Dopo il sec. V a. C., la strofa tende a scomparire nella metrica greca. In quella latina troverà ricchezza di combinazioni e di forme, soprattutto con Catullo e, ancor più, con Orazio.

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