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stratègo o stratèga

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Lessico

sm. (pl. -ghi) [sec. XVIII; dal latino stratēgus, dal greco stratēgós, da stratós, esercito+agós, guida]. Nell'antica Grecia, capo dell'esercito e della flotta, in particolare quello eletto in ciascuna delle dieci tribù di Atene. Per estensione, abile condottiero: Moltke fu un grande stratego.

Storia

Ad Atene la carica di stratego fu istituita da Clistene alla fine del sec. VI a. C. e consisteva in un collegio composto da dieci membri eletti dapprima dalle singole tribù, in seguito dall'ecclesia. Gli strateghi dovevano essere cittadini di pieno diritto e aver compiuto i trent'anni. Lo stratego curava le operazioni di leva delle dieci tribù sotto il comando supremo del polemarco; verso il 480 il comando diventò da collegiale individuale, secondo una rotazione giornaliera. Non vi era un capo supremo degli strateghi anche se talvolta un capo veniva menzionato per un particolare campo di battaglia o per un settore bellico; durante la spedizione in Sicilia del 415 il popolo nominò strateghi plenipotenziari (autocratores). Gli strateghi decidevano il piano di battaglia, le rese e gli armistizi, presiedevano processi contro militari e in guerra disponevano di parte delle finanze statali; giuravano i trattati di pace insieme con i membri della bulè. Durante la riscossione del tributo nella Lega delio-attica gli strateghi conservarono le proprie competenze amministrative. A causa delle loro competenze illimitate, anche in campo diplomatico, potevano influire direttamente sulla politica ateniese essendo indefinitamente rieleggibili. Pericle fu eletto ininterrottamente 15 volte, dal 454 al 430. Corinto e Argovevano un collegio di cinque strateghi. Nelle leghe etolica e achea uno stratego annuo era il capo dell'esercito ed era determinante nelle decisioni di politica estera; in particolare nella Lega etolica presiedeva il consiglio degli Apocleti e convocava il sinedrio federale. Siracusa aveva un collegio di quindici strateghi e in talune circostanze elesse uno stratego plenipotenziario (autocrator). In Egitto già nel sec. III a. C. lo stratego sostituiva il nomarca (capo del nomo, distretto amministrativo) e aveva un ruolo importante che conservò fino all'epoca di Settimio Severo. La funzione militare divenne di semplice controllo di polizia, mentre egli dirigeva l'amministrazione delle imposte e presiedeva al funzionamento del catasto. Come capo del demanio provvedeva alla basiliké gé (terra reale). Negli Stati ellenistici le competenze degli strateghi divennero regionali: nello Stato seleucidico essi erano a capo delle eparchie (suddivisione delle satrapie). In età imperiale romana lo stratego restò come funzionario civile. Nelle titolature greche ufficiali i magistrati latini cum imperio si tradussero con strateghi, i luogotenenti pro consule con strateghi anthúpatoi, i consoli con strateghi upáthoi.

Iconografia

Le fonti ricordano ad Atene numerose statue di strateghi, davanti al cosiddetto strateghèion nell'agorá e come ex voto degli stessi strateghi nei santuari; il tipo più comune, per i sec. V e IV, era quello dello stratego stante in nudità eroica o con un mantello sulle spalle, l'elmo corinzio rialzato sulla fronte. Sono pervenute però solo numerose repliche di età romana delle loro teste adattate a erme; mentre sicura è l'identificazione di Pericle, meno certe sono quelle di Milziade, Cimone, Focione o di altri strateghi i cui ritratti sono documentati anche da più esemplari.