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stregonerìa

sf. [sec. XVIII; da stregone]. Facoltà di nuocere utilizzando mezzi magici, attribuita ad alcuni individui (streghe e stregoni). La stregoneria è una credenza comune a gran parte dei popoli; in particolare rappresenta un modo per giustificare e spiegare eventi non controllabili dal singolo o dalla collettività in modo razionale e concreto. Nei popoli d'interesse etnologico, la stregoneria fa parte di quegli aspetti culturali inerenti la sfera del magico e dell'imprevedibile; per la sua funzione intimidatoria, in quanto sinonimo di male, opera anche per un indiretto controllo del comportamento dei singoli nel contesto sociale e familiare: infatti, poiché la strega o lo stregone non sono di norma conosciuti e individuabili, qualsiasi “deviante” dalla norma sociale (e quindi familiare) può essere accusato di stregoneria. Poiché è convinzione che la vita individuale e socioeconomica si svolga parallela al mondo sovrannaturale, anche se non direttamente dipendente da questo, ne consegue che particolari individui, che si ritengono dotati di grande “forza vitale”, possano essere in grado d'interferire tra i due mondi obbligando le forze del male a danneggiare singoli o collettività a loro insaputa. Lo stregone è ritenuto onnipotente e quindi di solito non può essere messo a morte, come invece può capitare alla strega; solo in Africa, all'inizio del sec. XX, in concomitanza con crisi socioeconomiche di grande portata, si sono verificati movimenti di massa, suscitati dagli indovini, che hanno portato alla caccia degli stregoni provocando la morte di molte persone innocenti. Nonostante gli operatori di stregoneria siano disprezzati e temuti, non è raro che individui si rivolgano a loro, in segreto, al fine di ottenere benefici, oppure per attuare, impuniti, vendette personali. Tutti questi aspetti culturali, entro certi limiti ancora presenti nella nostra società (basti pensare all'elevato numero di “maghi, maghe e cartomanti”), hanno indotto vari studiosi a ritenere che la stregoneria sia una realtà “istituzionale” e che gli stregoni siano operatori “ufficiali” tipici di molte culture.

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