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tàlamo

sm. [sec. XIII; dal greco thálamos].

1) Lett., camera nuziale; letto coniugale; nell'ant. Grecia indicava in genere la parte riservata della casa. Fig., condurre al talamo una donna, sposarla.

2) In botanica, sin. di ricettacolo.

3) In anatomia, talamo ottico, porzione del diencefalo che, posta al di sotto dei ventricoli laterali, forma la parete laterale del 3º ventricolo cerebrale. È costituito da due formazioni ovoidali di sostanza grigia, tra loro connesse da una commessura, e contiene nel suo spessore numerosi centri nervosi (tra loro separati da lamine di sostanza bianca, detta midollare) che rappresentano punti di collegamento tra gli emisferi cerebrali e i nuclei nervosi inferiori del nevrasse. Insieme al metatalamo, esso è importante centro di collegamento del sistema sensitivo che provvede alla regolazione della sensibilità raccogliendo e selezionando gli impulsi pervenuti da recettori periferici; interviene inoltre nel controllo della motilità suscitata da stimolazioni dolorose o affettive, attraverso connessioni dirette con la corteccia cerebrale motoria e indirette con il sistema extrapiramidale.

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